B.Mps: Vestager, nessun problema su creazione bad bank (milanofinanza.it)


La commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, conferma le indiscrezioni di MF-Milano Finanza su un via libera informale della Commissione Europea al piano di scissione del Monte dei Paschi e alla creazione di una bad bank. Parlando questa mattina a un’agenzia di stampa, Vestager ha indicato di aver “dato conforto all’autorità italiane” sul progetto. Dunque, la Commissione non ha alcun problema su questa soluzione. “Ci sono contatti in corso, da quanto possiamo vedere non si tratta di una operazione di aiuto (pubblico) ed è stata decisa prima della crisi del coronavirus: spetta a ogni Stato decidere se notificare o meno, finora l’Italia non ha fatto una notifica”.

L’ok informale della Ue sblocca una partita a cui Rocca Salimbeni lavora ormai da oltre un anno sotto la regia del Tesoro (primo azionista al 68% del capitale) e delle autorità europee. A esprimersi per l’imprimatur finale al deal dovrà essere la Bce, anche se la sensazione in ambienti finanziari è che l’operazione sia ormai in dirittura d’arrivo.

Il progetto prevede la scissione del Monte in due entità societarie distinte: una good bank e una bad bank in cui finirebbero circa 9,7 miliardi di crediti deteriorati tra sofferenze e incagli. Questa montagna di posizioni problematiche sarà presa in gestione da Amco, ex Sga, la controllata del Tesoro guidata da Marina Natale e già intervenuta su dossier bancari delicati, dal salvataggio delle banche venete al turnaround di Carige. Un riassetto che, presumbilmente quest’estate, sarà sottoposto al voto dell’assemblea straordinaria di Mps. L’obiettivo sarebbe infatti arrivare al closing entro la fine dell’anno, anche se l’esecuzione del deal potrebbe protrarsi sino ai primi mesi del 2021.

L’accordo informale raggiunto nei giorni scorsi con la DgComp arriva dopo mesi di delicate trattative che hanno alla fine raggiunto un punto di equilibrio. Nei progetti iniziali, infatti, Mps avrebbe voluto cedere uno stock da oltre 14 miliardi nominali, pari quasi all’intero portafoglio di attivi deteriorati. Un’operazione che avrebbe però richiesto un prezzo di cessione elevato per non aprire una voragine nel conto economico della banca. Da qui la trattativa con DgComp che invece sin da subito ha spinto per un deal a condizioni di mercato che non alterasse la concorrenza nel settore.

A questo punto resta da capire quali saranno le prossime mosse dell’azionista pubblico. Gli accordi raggiunti nel 2017 con la Commissione Ue a valle del salvataggio prevedevano l’uscita del Tesoro entro la fine del 2021, una scadenza che si sta rapidamente avvicinando.

cce

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