Banche: Aibe, rivedere regole concorrenza per creare campioni Ue


Moderato deflusso di capitali dall’Italia e ripresa delle attività produttive entro l’anno; opportunità per fondi e aziende estere di estendere il controllo sul Made in Italy; sì a iniziative di condivisione del debito (Eurobond) ma insieme ad altri strumenti; nessun pregiudizio all’impiego del Mes. E necessità di rivedere le regole di concorrenza europee per creare campioni continentali.

Questo, in sintesi, il risultato della prima Aibe “Instant Survey” condotta, con la collaborazione del Censis, per sondare l’opinione sulle misure economiche e di contenimento prese dal Governo a seguito della pandemia e confrontarsi sugli elementi che hanno particolare rilevanza per l’Italia, per il suo grado di attrattività e per le prospettive di ripresa nei prossimi mesi.

La rilevazione – cui seguirà a settembre una seconda edizione quando il quadro generale del contagio e dell’impatto economico sarà più consolidato – è stata condotta dal 5 al 15 maggio presso un panel internazionale di società finanziarie, fondi di investimento, imprese multinazionali.

Per Guido Rosa, presidente dell’Associazione italiana banche estere (Aibe), “nonostante la forte esposizione dell’Italia al contagio e la rigida configurazione del lockdown, gli osservatori e operatori internazionali hanno evitato giudizi e valutazioni drastiche sulla possibilità di ripresa dell’Italia. Non c’è una sfiducia di fondo a seguito delle misure prese per affrontare la pandemia. Prevale, in sostanza, una sospensione del giudizio, a fronte di un contesto difficile da prevedere e da interpretare con chiarezza. Se ne ricava, dunque, una valutazione fredda e razionale degli effetti della pandemia sull’economia italiana, senza eccessivi allarmismi, ma lontana dall’elargire facili rassicurazioni”, spiega.

“I corsi di borsa particolarmente depressi, uniti alle difficoltà economiche di molte aziende, potrebbero portare ad accelerare i processi di acquisizione da parte di operatori internazionali. Se è comprensibile che il Governo utilizzi lo strumento della golden rule per preservare le aziende a valenza strategica, dobbiamo anche ricordare che viviamo in un mondo globalizzato per cui non ha senso dire che il capitale straniero, tout court, non va bene, soprattutto se è di origine europea.

A mio avviso è invece ora di rivedere le regole di concorrenza europee per consentire la nascita e la proliferazione di campioni continentali in grado di competere con i colossi statunitensi e cinesi. Piccolo non è più sinonimo di bello, né in Italia né in Europa. Un’ultima considerazione riguarda la Politica e i provvedimenti per il rilancio dell’economia che, in questa fase, si basano molto sul principio della redistribuzione del valore. Pur comprendendo che sia corretto e giusto sostenere il reddito delle classi più disagiate e delle attività che maggiormente sono state colpite dalla crisi (anche se i soldi promessi non sono ancora giunti agli aventi diritto, compresi quelli riservati ai soggetti in cassa integrazione), il Governo deve pensare a provvedimenti decisi per stimolare e accrescere la produzione industriale e di servizi, cioè mettere in condizione le aziende di creare valore aggiunto e posti di lavoro”.

cce

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