Banche: First Cisl, per le prime cinque 2019 da incorniciare


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Oggi : Martedì 11 Febbraio 2020

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Le prime cinque banche italiane -Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, B.Mps e Ubi- chiudono un 2019 da incorniciare. I risultati del quarto trimestre confermano infatti che il settore si è lasciato alle spalle il periodo nero e viaggia con il vento in poppa. Aumentano i margini di redditività, mentre prosegue la contrazione dei costi, dovuta al largo ricorso alle uscite di personale: circa 6.500 nell’arco del 2019. Un trend che, con i 6mila esuberi appena annunciati da Unicredit e i piani industriali di altre banche in arrivo, minaccia di stravolgere la fisionomia del settore.

Ma soprattutto, mette in evidenza l’Ufficio studi di First Cisl, aumenta il risultato netto di gestione (+ 15,2%), cioè la differenza tra i proventi operativi da una parte e costi operativi e svalutazioni nette su crediti dall’altra, nonostante un miliardo di svalutazioni straordinarie da parte di UniCredit. Addirittura, se calcolato in rapporto al numero dei dipendenti, il risultato netto di gestione segna una crescita del 18,2%.

La conferma arriva dai dati sulla produttività. Il prodotto bancario pro-capite (crediti, raccolta diretta e raccolta indiretta) aumenta del 6,7%. E’ la diretta conseguenza della riduzione dell’occupazione e del numero delle filiali (-865). In questo modo i costi operativi calano di un ulteriore 3,4% e il cost/income (proventi operativi/costi operativi) si riduce di oltre due punti percentuali (ora è al 55%).

Sul fronte della qualità del credito il peso dei deteriorati si riduce sia come stock (l’incidenza dei crediti deteriorati netti passa dal 4,6% al 3,4%) sia come rapporto dei nuovi flussi in entrata sui crediti in bonis. Si riducono i costi per le svalutazioni (rettifiche nette -7,6%) con prospettive di riduzioni più incisive per gli anni futuri e con spazi per ulteriori miglioramenti dei margini di redditività.

“I dati -sostiene il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani- dimostrano che le banche continuano ad avvantaggiarsi della contrazione dell’occupazione e della rete. A differenza del resto dell’economia italiana il settore cresce, ma è una crescita che si fonda sul taglio dei costi operativi. Un calcolo che può pagare nel breve periodo, ma che da un punto di vista strategico è completamente sbagliato perché preclude la possibilità di nuove fonti di ricavo”.

La cosa giusta da fare, secondo Colombani, è “dare priorità agli investimenti. Le tecnologie digitali devono essere finalizzate ad ampliare l’offerta e a migliorare il servizio alla clientela, valorizzando la professionalità del personale, non a distruggere il valore delle relazioni. I nuovi piani industriali puntano a incrementare i ricavi attraverso l’ampliamento della base di clientela e la valorizzazione dell’offerta, ma si tratta di un obiettivo incompatibile con ulteriori tagli a personale e filiali”.

“Viviamo già una condizione di stress della rete, che non deve essere ulteriormente aggravata altrimenti -avverte il sindacalista- peggioreranno ancora le condizioni di servizio, con ricadute negative per tutti, dipendenti, clienti, territori, non solo per la banca”.

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