Banche: in arrivo l’ondata npl (Mi.Fi.)


Andrea Enria, presidente della Vigilanza Bce, ha chiarito che i livelli di capitale raggiunti dalle banche dell’Eurozona dopo dieci anni di rafforzamento sono sufficienti per affrontare una crisi paragonabile a quella iniziata nel 2008. Al momento però nessuno può prevedere se davvero l’impatto del Covid sia destinato a diminuire o se al contrario ci sarà una seconda ondata del virus. L’impatto finale sui bilanci bancari resta dunque in gran parte incerto. Perciò la Vigilanza guarda con attenzione l’andamento del settore per decidere le prossime mosse.

La prima riguarderà i dividendi: su pressione delle banche, che hanno chiesto un chiarimento prima delle trimestrali, la Bce darà a luglio nuove raccomandazioni sulle cedole precisando se sarà necessaria un’estensione del blocco almeno fino a fine anno (come ha già proposto l’Esrb, l’autorità per i rischi sistemici).

Invece in autunno, quando saranno noti i risultati dello stress test Covid della Bce e si avrà più chiarezza sui conti bancari, le autorità europee decideranno se procedere con la bad bank. Enria da tempo considera lo strumento dell’asset management company (Amc) utile a pulire velocemente i bilanci bancari in caso di deterioramento diffuso della qualità degli attivi.

In passato la Commissione Ue ha bloccato l’avvio di un’Amc europea chiedendo l’applicazione rigida delle regole sulla svalutazione di azionisti e creditori. Stavolta difficilmente i Paesi Ue esiteranno, considerando la lezione della precedente crisi e la diffusione del problema degli npl in tutti gli Stati, compresi quelli del Nord Europa. Secondo Mediobanca, la bad bank sarebbe «lo strumento più efficiente di condivisione del rischio per uniformare le condizioni tra schemi governativi nazionali di garanzia molto asimmetrici e per consentire una più rapida ripresa economica».

Nel primo trimestre le banche hanno iniziato a fare accantonamenti per l’effetto-virus, ma si è trattato solo di un assaggio, dato che la crisi è di fatto iniziata a marzo. Inoltre nelle prime trimestrali c’era poca visibilità sul crollo del pil nei Paesi. Perciò c’è stata una notevole variabilità delle rettifiche in ogni banca: il costo del credito, ovvero il rapporto tra flusso di accantonamenti e prestiti, è andato da 8 a 257 punti base per effetto di previsioni di crescita a livello nazionale ed europee comprese tra +1% e -15%.

fch