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Bielorussia: Cio toglie accredito a due allenatori per vicenda Tsimanouskaya



Il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha privato due allenatori bielorussi dei loro accrediti e li ha allontanati dal Villaggio Olimpico per essere stati coinvolti nel tentativo di costringere la velocista Krystsina Tsimanouskaya a tornare in patria.

Tsimanouskaya ha dichiarato che i membri della squadra bielorussa a Tokyo l’hanno portata all’aeroporto domenica nel tentativo di mandarla a casa contro la sua volontà dopo che aveva criticato pubblicamente gli allenatori della squadra. La velocista non si è però imbarcata sul volo perchè aveva paura di quello che sarebbe successo se fosse tornata a casa ed è ora in Polonia, dove ha ricevuto un visto umanitario.

Il Cio ha dichiarato oggi di aver annullato gli accrediti di due allenatori, Artur Shimak e Yury Maisevich, “nell’interesse del benessere degli atleti del Comitato olimpico bielorusso che sono ancora a Tokyo”. Il Cio aveva avviato un’indagine sul caso all’inizio di questa settimana e ha chiesto un rapporto al Comitato olimpico bielorusso.

Ai due allenatori sarà offerta l’opportunità di essere ascoltati, ha affermato il Cio. Il Comitato olimpico bielorusso aveva precedentemente affermato che gli allenatori avevano deciso di ritirare Tsimanousskaya dai Giochi su consiglio dei medici per il suo “stato emotivo e psicologico”. Tsimanousskaya ha contestato questa affermazione dicendo di non avere alcun problema.

La scorsa settimana, Tsimanouskaya si è lamentata sui social media di essere stata iscritta alla staffetta 4×400, sebbene non avesse mai corso quella gara, aggiungendo di aver scoperto su Internet che avrebbe dovuto correre.

A seguito delle sue critiche pubbliche, la dirigenza della squadra le ha detto che se fosse rimasta alle Olimpiadi, sarebbe stata licenziata e sospesa dalla squadra nazionale quando sarebbe tornata a casa e “forse avrebbe avuto anche altri problemi”, ha detto Tsimanousskaya. Domenica le hanno detto che aveva 40 minuti per prendere i vestiti e andare all’aeroporto e una volta lì ha chiesto la protezione delle autorità giapponesi ed è rimasta a Tokyo, ha spiegato.

La velocista ha detto di temere che sarebbe stata chiusa in prigione se fosse tornata in Bielorussia, che è attanagliata da una crisi politica dall’estate scorsa dopo che il presidente Alexander Lukashenko ha affermato di aver vinto le elezioni presidenziali che la maggior parte dei Paesi occidentali considera fraudolente ed è in corso una vasta campagna di repressione. Diverse figure di spicco dell’opposizione hanno lasciato la Bielorussia, alcune per paura di essere arrestate, altre con la forza.

Tsimanousskaya ha soggiornato presso l’ambasciata polacca a Tokyo per due notti prima di volare a Varsavia passando da Vienna. “Sono felice di essere qui, felice di essere al sicuro”, ha detto ai giornalisti ieri a Varsavia, aggiungendo che suo marito, che è fuggito dalla Bielorussia a seguito dell’incidente, si sarebbe unito a lei a breve. “Spero che potremo restare qui e di poter continuare la mia carriera sportiva”, ha aggiunto. La velocista ha detto di essere frustrata per essere stata privata dell’opportunità di competere a Tokyo. “Questo è un evento molto importante nella vita di ogni atleta e mi sono preparata per cinque anni. Spero assolutamente che non sia l’ultima opportunità per me”, ha detto.

cos

(END) Dow Jones Newswires

August 06, 2021 08:11 ET (12:11 GMT)

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Belarus: This removes credit from two coaches for each Tsimanouskaya

The International Olympic Committee (IOC) stripped two Belarusian coaches of their accreditation and removed them from the Olympic Village for being involved in trying to force sprinter Krystsina Tsimanouskaya to return home.

Tsimanouskaya said members of the Belarusian team in Tokyo took her to the airport on Sunday in an attempt to send her home against her will after she publicly criticized the team's coaches. However, the sprinter did not board the flight because she was afraid of what would happen if she returned home and is now in Poland, where she received a humanitarian visa.