Bonus 80 euro, ipotesi abolizione per finanziare il taglio Irpef

La strada è lunga fino alla elezioni europee del prossimo mese di maggio e i numeri dei conti pubblici italiani, che ogni settimana animano il dibattito sulla tenuta dell’intesa raggiunta a fine anno con la Commissione europea per un deficit al 2%, non sembrano soccorrere il Governo. Il dato politico è che almeno fino alla tornata elettorale di primavera, e prima ancora alla presentazione del Def di metà aprile, il Governo pentaleghista comunque sia non affronterà alcuna manovra correttiva. A ricordarlo è il vicepremier, Matteo Salvini, che ieri ha bocciato con un secco «no», qualsiasi ipotesi di intervento sui conti (ripetuto poi oggi): «Non ci sarà la manovra correttiva e non ci saranno nuove tasse aggiuntive, tasse sui conti correnti, sui risparmi degli italiani o sulla casa». Una precisazione che risponde alle dichiarazioni di lunedì scorso del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, che aveva rimandato le valutazioni su una possibile manovra correttiva ai prossimi mesi (si veda Il Sole 24 del 19 febbraio).

La strada oltre ad essere lunga appare anche tutta in salita soprattutto se si guarda ai primi 23 miliardi di clausole Iva da disinnescare a fine anno. Senza conoscere quali saranno composizione ed equilibri della prossima Commissione europea, la tentazione potrebbe essere ancora una volta di finanziarle con deficit aggiuntivo, il cui contraccolpo immediato sarebbe un indebitamento netto sopra il 3% e un freno alla discesa del debito già da tempo ad andamento lento. L’alternativa sarebbe agire su almeno una delle aliquote Iva, ma l’aumento, seppure limitato a uno o due punti, rischierebbe di stressare ulteriormente un’economia in frenata.

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