Cambia il vento dell’economia globale, Italia a rischio recessione

Quando Bob Dylan intonava la sua famosa canzone Blowin’ in the Wind, erano gli anni 60 del secolo scorso, bastava un soffio di vento per portare un po’ di ottimismo esistenziale. Già da alcuni mesi sta cambiando il vento dell’economia: la globalizzazione degli ultimi decenni molto ha prodotto, distribuendo però male i suoi risultati. Si sono polarizzate le posizioni economiche dei ceti sociali, con pochi dotati di redditi molto ampi e tanti a basso reddito, con potere d’acquisto stagnante o in diminuzione e la conseguente contrazione del ceto medio. «The Economist» prevede una mild recession (una recessione mite) ma, secondo il settimanale britannico, non siamo attrezzati per affrontarla, come invece avvenne nella grande crisi scoppiata nel 2008, grazie a una cooperazione internazionale senza precedenti. Questa volta gli ostacoli sono principalmente di natura politica, per la spaccatura fra “globalisti” e “sovranisti” che non agevola la concertazione di interventi preventivi.

Il rapporto sull’economia globale e l’Italia «Il mondo cambia pelle?», realizzato dal Centro Einaudi di Torino e presentato oggi a Milano – in anteprima per la stampa presso Ubi Banca (partner dello studio dal 2009) e poi nella sede di Assolombarda – fotografa un mondo in mutazione, soprattutto l’Occidente al quale apparteniamo. Una frattura corre lungo l’Atlantico, tra l’America di Donald Trump che sfida il commercio internazionale e l’Unione europea sotto scadenza elettorale, nell’anno della Brexit e delle barricate dei “gilet gialli” a Parigi. Quasi ogni giorno si creano nuove incertezze e instabilità, con Mosca al bivio tra Washington e Pechino; l’Asia sempre più dominata dal crescente ruolo della Cina (per la cronaca, registriamo oggi il +6,4% del Pil cinese nel quarto trimestre 2018, il più basso degli ultimi dieci anni); il Medio Oriente, laboratorio della guerra perenne; le ripetute stragi dei migranti nel Mar Mediterraneo. Giunto alla XXIII edizione e pubblicato da Guerini e Associati (pagg. 225, euro 21,50), il rapporto, a cura di Mario Deaglio, docente emerito di economia internazionale all’università di Torino, si avvale anche dei contributi di Chiara Agostini, Giorgio Arfaras, Francesco Beraldi, Gabriele Guggiola, Paolo Migliavacca, Giuseppe Russo e Giorgio Vernoni.

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