Caso Battisti, ecco perché il nuovo Brasile di Bolsonaro guarda all’Italia di Salvini

Il presidente verde oro Jair Bolsonaro, candidato outsider di estrema destra, lo aveva annunciato già nei giorni della campagna elettorale. Nel caso in cui avesse vinto le elezioni, cosa che è poi accaduta con oltre il 55% dei consensi (e oltre dieci punti di distacco dal candidato del Partito dei lavoratori), avrebbe restituito il terrorista rosso, ex membro dei Pac (acronimo per “Proletari armati per il comunismo”), condannato per quattro omicidi, nelle mani dell’Italia, da dove – correva l’anno 1981 – era fuggito, evaso dal carcere di Frosinone. «Un regalo all’Italia», per dirla con le parole dell’ex capitano dei paracadutisti, dopo che Battisti, giunto in Brasile nel 2004, aveva ottenuto protezione dal suo predecessore, Ignacio Lula da Silva, che nove anni fa, nel suo ultimo giorno di mandato, si era opposto al suo rimpatrio.

Il «regalo in arrivo»
Parole quelle pronunciate da Jair in quei giorni che sono state riprese, a poche ore dalla cattura del terrorista italiano mentre attraversava a piedi un barrio di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, da Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente nonché uno dei suoi principali collaboratori. «Salvini, un piccolo regalo per te è in arrivo», ha postato sul suo profilo twitter.

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