Citi, batosta (temporanea) da 22 miliardi per la riforma fiscale di Trump

MILANO –  Costa cara a Citigroup – almeno per ora –  la riforma fiscale di Trump. La banca Usa ha chiuso il quarto trimestre riportando perdite nette per poco meno di 18,3 miliardi di dollari.
Come si legge in una nota, hanno pesato oneri straordinari per 22 miliardi di dollari, legati al cambiamento della regolamentazione previsto dalla riforma fiscale voluta dal presidente donald trump. In particolare, l’onere è composto per 19 miliardi dal cambio di valutazione dei “Deferred tax asset” (finora la banca, come altre aziende, ha ridotto le tasse versate al fisco usando perdite passate per controbilanciare profitti futuri, ma con le nuove aliquote il vantaggio è molto ridotto e la società dovrà svalutare il valore di quegli asset) e per 3 miliardi al rimpatrio di utili realizzati dalle divisioni straniere.
Nello specifico, nei tre mesi a dicembre, citigroup ha riportato perdite nette per 18,299 miliardi di dollari, -7,15 dollari per azione, contro i profitti per 3,573 miliardi, 1,14 dollari per azione, dello stesso periodo dell’anno scorso. Escludendo le voci straordinarie, l’utile per azione è stato di 1,28 dollari per azione, meglio degli 1,19 dollari previsti dagli analisti. Il giro d’affari è salito dell’1% a 17,255 miliardi.