Conti, banche, Tav: Tria torna al centro della scena (e trova Conte)

In tempi normali è un tranquillo e un po’ noioso elenco di tabelle e buoni propositi. Ad aprile, invece, il Def sarà la prova del fuoco per il governo, che dovrà tradurre in cifre gli effetti della gelata congiunturale su deficit e debito e spiegare le contromisure per tenere i conti sotto controllo. La partita è cruciale, perché da quei numeri partirà il nuovo confronto con la commissione Ue sul rischio di correzione dei saldi. E Tria la vuole giocare da regista.
Il ruolo del ministro dell’Economia sta diventando evidente in questi giorni di battaglie di parole dentro al governo.

Soprattutto per il fastidio che provoca tra i Cinque Stelle colpiti dal magrissimo 9,7% racimolato alle elezioni in Sardegna. Lo si è visto bene lunedì, mentre il lungo spoglio sardo sfornava i suoi risultati in cifra unica per le liste del Movimento. Tria in televisione ripete pari pari un concetto già espresso venti giorni prima alla Camera, cioè il rischio di fuga degli investitori da un Paese che «cambia i contratti e le leggi». E l’obiezione alle convulsioni sulla Tav, ignorata tre settimane prima a Montecitorio, fa esplodere i Cinque Stelle: Di Maio trattiene a stento la richiesta esplicita di dimissioni del ministro, Toninelli gli ricorda a muso duro il contratto e gli intima di rispettarlo. La Lega tace. Il premier anche.

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