Corruzione al Consiglio di Stato, chiesta archiviazione per Berlusconi

Non c’è prova che Silvio Berlusconi abbia corrotto giudici del Consiglio di Stato, per manipolare a suo favore la sentenza con cui palazzo Spada annullò la decisione di Bankitalia di far cedere al leader di Forza Italia quote di Banca Mediolanum. La marcia indietro è della Procura della Repubblica di Roma, che aveva iscritto l’ex presidente del Consiglio a seguito delle dichiarazioni dell’avvocato Pietro Amara, principale indagato in questo procedimento che con conta una trentina di indagati per corruzione in atti giudiziari.

Stando alla ricostruzione, Bankitalia aveva obbligato Berlusconi a cedere le quote eccedenti il 9,9% di Banca Mediolanum facenti capo a a Fininvest (socia al 29,9% dell’istituto) dopo la condanna nel processo Mediaset. Il provvedimento fu inutilmente impugnato davanti al Tar Lazio, che diede ragione a Bankitalia. Ed è al Consiglio di Stato che avviene un cambio di rotta: i giudici di Palazzo Spada, in accoglimento di una richiesta dei legali di Berlusconi, emettono prima una ordinanza che sospende la decisione della Banca centrale poi una sentenza con cui danno ragione all’ex presidente del Consiglio.

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