Da Berlusconi a Di Maio, il lungo assedio all’indipendenza di Bankitalia

ROMA. L’episodio che torna più di frequente nelle ultime ore tra chi conosce bene i corridoi della Banca d’Italia risale al 1994: c’era il governo Berlusconi e Lamberto Dini aveva appena lasciato la carica di direttore generale di Bankitalia per assumere quella di ministro del Tesoro. Per cinque lunghi mesi un lungo braccio di ferro bloccò Via Nazionale: il Cavaliere e molti del centrodestra non volevano il candidato indicato dal governatore Antonio Fazio: Vincenzo Desario, un duro che si era distinto nei casi Sindona e Ambrosiano. Fu una battaglia aspra, combattuta da Fini, Tatarella, Letta, Pagliarini col fioretto e con la sciabola con l’obiettivo di imporre il manuale Cencelli anche in Banca d’Italia. Alla fine tuttavia la spuntò Fazio e ancora una volta si riaffermò il principio dell’indipendenza e della competenza. Persino Berlusconi, una volta deposte le armi, riconobbe che…
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