Da Ikea ai negozi etnici: ecco chi si “salva” dal Ddl sulle chiusure domenicali

La stretta sulle aperture domenicali (26 l’anno) dei negozi e dei centri commerciali prevista dalla riforma all’esame della Camera non vale per tutti. La più importante deroga riguarda gli esercizi commerciali nei centri storici. Ma ad essere esentati saranno anche i cosiddetti esercizi di vicinato (piccoli negozi tra i 150 metri quadri e 250 massimo). Due deroghe, queste, di cui potrebbero beneficiare innanzitutto i tanti negozietti etnici, specialmente frutterie, che popolano appunto i centri storici delle grandi città e hanno superfici limitate.

Non solo. Nel testo base che contiene le «disposizioni in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali al dettaglio» – un Ddl di due articoli su cui ha lavorato la maggioranza giallo-verde negli ultimi mesi – ci sono una serie di eccezioni che possono derogare all’obbligo di chiusura. Tra i settori “merceologici” che potranno sfruttare la “libertà di apertura domenicale” ce n’è anche una che rappresenta una icona degli acquisti nei giorni di festa e che quindi non sconterà la stretta: i mobilifici. Questo significa che colossi come la svedese Ikea (o Mondo Convenienza) continueranno a restare aperti anche la domenica. Il provvedimento in questo sembra un po’ tradire lo spirito per cui è stato presentato e cioè «garantire il principio del riposo settimanale del lavotarore di cui all’articolo 36 terzo comma della Costituzione», come si legge nell’articolo 1 del disegno di legge.

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