Dal caffè ai biglietti del cinema, l’economia sospesa tra marketing e solidarietà

Come offrire un caffè al resto del mondo? «Bevendone uno e pagandone due», suggeriva il filosofo napoletano Luciano De Crescenzo. Al Gambrinus di Napoli, locale storico di via Chiaia, il principe Antonio De Curtis, noto a tutti come Totò, lasciava lo scontrino di un caffè pagato in una grande caffettiera posizionata all’ingresso. Che è ancora lì, a rappresentare l’anima generosa di una città da sempre solidale.

Al Gambrinus 50 caffè sospesi al giorno
Il Gran caffè Gambrinus, tempio dell’alta pasticceria napoletana e gioiello di arte Liberty, batte in cassa fino a 50 caffè sospesi al giorno (su un totale di 3mila tazzine). Chi non può permetterselo, pesca lo scontrino dalla caffettiera e lo mostra al banco, per consumarlo in completo anonimato. I proprietari del locale stanno valutando di inserire nel registratore di cassa un tasto ad hoc. «Qui da noi il caffè è un piacere che va condiviso – spiega Michele Sergio, terza generazione al Gambrinus – in genere chi entra da solo ne lascia sempre uno pagato». E anche per questo, oltre che per le sue specifiche peculiarità che ne fanno un rito, il caffè napoletano (come l’espresso, «ma sono due cose diverse») è stato candidato all’Unesco, nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità.

Pay it forward e l’economia sospesa
Da Napoli l’usanza si è diffusa in tutti i continenti e con un effetto a catena l’offerta si è ampliata ad altri generi: sospesi il pane, la pizza, interi carrelli della spesa, pasti completi, vestiti, libri, ticket per il cinema e il teatro. In qualche caso anche i biglietti aerei, come fa Vueling con il “passeggero in sospeso”. Una nuova forma di socialità che genera nuova economia. Pay it forward, la chiamano all’università di Berkley, che ha dedicato all’argomento studi approfonditi, intendendo la gratitudine come leva per il cambiamento. “Economia sospesa” è, invece, nel titolo del libro di Giandonato Salvia (edizioni San Paolo): l’autore, un giovane economista pugliese d’ispirazione cattolica (“Il Vangelo (è) ingegnoso”, recita il sottotitolo), assimila il caffè sospeso a una forma di arbitraggio, «strategia finanziaria che, pur non richiedendo un investimento iniziale e non esponendo ad alcun rischio, ha la possibilità di garantire, a scadenza, un rendimento positivo, ossia un beneficio» secondo la spiegazione del matematico Antonio Attalienti, che è stato docente di Salvia all’università di Bari.

Arbitraggio sociale
«Ma in questo caso si tratta di un’idea applicabile all’economia reale, a tutto ciò che ha valore – sottolinea ancora l’autore – Pertanto, possiamo pensare di trasferirlo a qualunque bene o servizio esistente, persino all’esercizio commerciale che eroga tali prodotti». Sospeso il prestito e anche il lavoro, insomma, nelle prospettive di Salvia: «Si può fare, ci sto già lavorando», anticipa.

Progetto Tucum con Caritas e Ubi Banca
Ma intanto come organizzarla questa economia sospesa, evitando gli abusi, i finti poveri, gli approfittatori, il racket dell’elemosina? Il giovane economista, affiancato dal fratello Pierluca, ha lanciato una App per gestire piccoli atti di gratuità in favore delle persone più bisognose. È il progetto Tucum (elaborato dalla startup Acutis), sostenuto da Caritas Italiana e da Ubi Banca, che consente agli utenti donatori di offrire un pasto o un caffè alle persone più bisognose, o di sostenere direttamente le realtà non profit accreditate, di segnalare situazioni di precarietà agli enti competenti. I beneficiari sono persone senza fissa dimora o persone in estrema povertà che intendono seguire un percorso di promozione sociale: ricevono dalle Caritas diocesane, o da altre organizzazioni non profit, una tessera – che contiene crediti e non denaro – con cui possono ritirare dai negozi convenzionati ciò di cui hanno bisogno. Le donazioni confluiscono in un fondo di raccolta che trattiene una quota di 0,12 euro per lo sviluppo e la gestione del progetto.

Tra marketing e solidarietà
E mentre in molte città di tutto il mondo si moltiplicano i muri della gentilezza, nati a Mashhad, in Iran, e arrivati a Uppsala, in Svezia, passando anche da Trento e Milano, con cappotti e vistiti per i più bisognosi, o le sciarpe sospese, appese agli alberi e pronte all’uso per i senzatetto, anche la cultura si trasforma in dono: da Milano a Torino, a Messina l’accesso al cinema, al teatro, al museo diventa gratuito. Chi vuole paga due biglietti, magari con lo sconto. Una strategia a metà tra il marketing e la solidarietà.