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Dal lavoro ai mutui: ecco il diritto all’oblio per 1 milione di italiani guariti dal tumore

Per un milione di italiani, tanti sono oggi i guariti definitivamente dal cancro, va assicurato il cosiddetto «diritto all’oblio» e vale a dire l’eliminazione di tutti quegli ostacoli « culturali, normativi e burocratici» che possono provocare «comportamenti discriminatori» e «disegualianze» inammissibili sui posti di lavoro ovvero nell’accesso a un prestito bancario o a un mutuo o addirittura nell’adottare un figlio. Sforzi che vanno estesi a tutti quelli che hanno una diagnosi di tumore (oltre 3,5 milioni) come ricorda il Piano oncologico nazionale messo a punto dal Governo e che sarà varato dalla Conferenza Stato regioni giovedì 26 gennaio.

Oltre 3,5 milioni di malati in Italia e un milione di guariti

«In Italia oltre tre milioni e mezzo di persone vivono dopo la diagnosi di tumore ed a queste persone sono dovuti tutti gli sforzi possibili per garantire la migliore qualità di vita e per rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno sviluppo e l’effettiva partecipazione alla vita sociale, nel pieno rispetto della dignità della persona umana», ricorda il Piano nazionale oncologico che disegna fino al 2027 le strategie da adottare per curare e assistere a tutto tondo chi e colpito da un tumore, oltre a delineare le misure di prevenzione più efficaci. Il Piano atteso da un lungo periodo e ora sul tavolo delle Regioni per il via libera definitivo dovrebbe ottenere anche 20 milioni di finanziamento grazie a un emendamento al decreto milleproroghe ora all’esame del Senato. Nelle sue oltre 100 pagine di indicazioni da mettere a terra con misure ad hoc si accendono anche i riflettori su quel «27% di chi vive in Italia dopo una diagnosi di cancro». Sono «quasi 1 milione di persone» che «e considerato guarito ed e tornato ad avere la stessa prospettiva di vita della popolazione generale».

L’accesso a prodotti finanziari e assicurativi e il caso adozioni

Il Piano oncologico nazionale mette in rilievo come «tutte queste persone, come i cosiddetti lungoviventi oncologici, spesso si trovano a fronteggiare ostacoli che impediscono loro di riprendere una vita normale dopo la conclusione dei trattamenti antitumorali». «I sopravvissuti al cancro – aggiunge ancora il documento governativo – incontrano anche ostacoli al rientro al lavoro e per via della loro anamnesi ricevono sovente un trattamento iniquo per quanto riguarda l’accesso ai servizi finanziari ed assicurativi». «Tra queste persone – mette in rilievo il Piano – i più colpiti sono sicuramente i giovani sopravvissuti che si vedono negare l’accesso a prodotti finanziari (ad es. prestiti bancari o mutui) o assicurativi ovvero, nel migliore dei casi, ne fruiscono con maggiorazioni tariffarie o clausole di esclusione parziale del rischio assicurato, anche decenni dopo aver completato l’iter terapeutico». «Altresi,sebbene in generale non vi sono impedimenti legittimi o etici a che le persone che hanno avuto un tumore possano divenire genitori adottivi, la mancanza di regole o di linee guida nazionali fa sì – continua il documento – che le valutazioni sull’idoneità all’adozione per le persone guarite dal cancro o lungoviventi da parte dei Tribunali per i Minorenni non siano uniformi».

Normare anche in Italia il diritto all’oblio

Come aiutare dunque i pazienti guariti, ma anche i tanti che convivono con la malattia? «La via indicata dalle associazioni dei pazienti, e quella del cosiddetto “diritto all’oblio” (right to be forgotten)». Sono un prinicipio «che e stato anche, ultimamente, introdotto normativamente in 4 paesi dell’Ue». Francia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno infatti legiferato sul tema introducendo ufficialmente il diritto all’oblio. «Allo scopo di migliorare la qualità della vita a seguito del cancro e importante promuovere iniziative volte a rimuovere ostacoli culturali, normativi e burocratici che possono causare disuguaglianze e comportamenti discriminatori e probabile realizzare», insiste ancora il Piano oncologico. Che aggiunge: «Le misure per facilitare l’integrazione sociale e il reinserimento nel luogo di lavoro, compresa una valutazione iniziale e l’adattamento delle condizioni di lavoro per i malati di cancro, dovrebbero essere parti integranti del percorso dei pazienti».

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