Dalla gelata sulle stime di crescita alla stretta sulle “porte girevoli”, le ultime tensioni Governo-Bankitalia

I toni delle ultime dichiarazioni danno sentore di un muro contro muro crescente. I due vicepremier del governo giallo verde, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, oggi a Vicenza per partecipare all’assemblea degli ex soci di Popolare Vicenza, hanno lanciato un messaggio forte: «per Bankitalia serve discontinuità», ha sottolineato il pentastellato. L’istituto di Via Nazionale e Consob «andrebbero azzerati, altro che cambiare una-due persone, azzerati», ha rincarato il leghista.

Ma la tesi sostenuta dalle forze politiche di maggioranza, stando alla quale chi avrebbe dovuto controllare non l’avrebbe fatto, con la conseguenza che i risparmiatori hanno perso i propri soldi investendo in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) e in liquidazione coatta amministrativa nel giugno 2017 (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca), non è il solo elemento di frizione tra una parte del governo e la banca centrale. Un altro capitolo, altrettanto spinoso, senza andare troppo indietro nel tempo, è quello delle previsioni di crescita per quest’anno, e delle misure sulle quali M5s e Lega puntano per rilanciare l’economia italiana: rispettivamente reddito di cittadinanza e uscita con quota 100. Senza dimenticare l’incertezza sulla politica di bilancio, messa in evidenza dal governatore Ignazio Visco in occasione del Congresso Assiom Forex.

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