Dall'inizio della crisi triplicate le "fughe" all'estero in cerca di lavoro

Migrare all’estero in cerca di opportunità di lavoro. È un fenomeno in costante crescita negli ultimi anni, dai 40mila del 2008 a quasi 115mila persone nel 2017. Quindi, in meno di dieci anni, le fughe sono quasi triplicate. Il dato si evince dal Rapporto «Il mercato del lavoro 2018», frutto della collaborazione tra ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal.

L’età media al primo ingresso è di circa 22 anni, nel 55% dei casi si tratta di uomini. Su 100 primi ingressi, oltre 50 si registrano nel Nord, 20 al Centro e 30 nel Mezzogiorno; 80 sono riferiti a cittadini italiani e 20 a stranieri. In base a dati del 2017, secondo lo studio «il contratto a tempo determinato è il più utilizzato al primo ingresso (50%), seguito da apprendistato (14%) e lavoro intermittente (12%). Solo il 9% avviene con contratto a tempo indeterminato o in somministrazione e il 4% nella forma di collaborazione». Per i giovani alle dipendenze «le professioni più frequenti sono camerieri e assimilati (12%), commessi delle vendite al minuto (8,5%), braccianti agricoli (7,4%), lavori esecutivi di ufficio (2,8%)».

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