Dall’occupazione a quota 100: vecchi e nuovi gap che vedono le donne sfavorite

Con l’arrivo dell’8 marzo, come ogni anno è tempo di bilanci sul gender gap in Italia. Continuano ad essere significative e persistenti le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro: tra i laureati magistrali biennali, a cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di genere si confermano significative e pari a 6,4 punti percentuali in termini occupazionali. Infatti il tasso di occupazione è pari all’84,6% per le donne e al 91% per gli uomini. Lo certifica una indagine di Almalaurea la quale evidenzia che ad un lustro dal titolo i
contratti alle dipendenze a tempo indeterminato sono una prerogativa tutta maschile: riguardano il 60,3% degli uomini e il 50,1% delle donne.

Parità salariale lontana
Le differenze di genere si confermano anche dal punto di vista retributivo. Tra i laureati magistrali biennali che hanno iniziato l’attuale attività dopo la laurea e
lavorano a tempo pieno emerge che il differenziale, a 5 anni, è pari al 18,3% a favore dei maschi: 1.675 euro netti mensili rispetto ai 1.416 euro delle donne. Dunque, a parità di ogni altra condizione, gli uomini guadagnano in media 155 euro netti mensili più delle donne. A ulteriore conferma che ancora oggi le donne fanno più fatica degli uomini a realizzarsi professionalmente, basti pensare che a cinque anni dal titolo magistrale svolge un lavoro a elevata specializzazione (compresi i legislatori e l’alta dirigenza) il 49,4% delle donne e il 59,2% degli uomini.

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