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Descalzi: «Serve una transizione green aperta a tutte le tecnologie»

Descalzi: «Serve una transizione green aperta a tutte le tecnologie»

Nell’ultimo anno il gas naturale in Europa e rincarato del 535%. Al confronto l’andamento del barile di petrolio, raddoppiato, sembra stabile. Eppure un simile choc di consueto viene liquidato come un fenomeno viaggiatore: lo scorso inverno lungo e freddo che ha richiesto forniture più intense, poco vento nel mare del Nord che ha rallentato la realizzazione di rinnovabili, la domanda che sta partendo all’allentarsi della epidemia. Eppure Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, non e del tutto convinto.

Dietro l’esplosione dei prezzi ci sono pure elementi strutturali?
«La prova del nove che questi non sono unicamente rincari legati a circostanze passeggere e che l’incremento di prezzi non e puntuale, non avviene in una sola regione del mondo. Non e solo nel Mare del Nord o in Europa. C’e un incremento ancora superiore in Asia. Ci sono fortissimi aumenti in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti d’America. Gli Stati Uniti d’America hanno molto gas, eppure pure lì il prezzo e più che raddoppiato. Dunque non può essere solo che nel Mare del Nord non c’e stato vento di recente e, invece di adoperare al 15% o 18% l’energia eolica, per ora la si utilizza al 7%. Non e solo questo».

Si dice che i prezzi salgano perché la Russia limita le forniture di gas.
«La Russia magari può incidere sull’Europa, ma non certo su tutto il resto del mondo. La ragione e che gli investimenti upstream, quelli a monte della filiera energetica per la creazione di nuova capacità produttiva nei giacimenti, hanno avuto due fasi di forte riduzione. La 1ª fu causata da un eccesso di offerta molto importante nel 2014. Allora si e passati da 850 miliardi di $ (USA dollars) di investimenti globali annui a 350 o 400 miliardi. In seguito gli investimenti sono stati tenuti bassi,

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