Destini incrociati di M5S e Lega sulla strada delle elezioni europee

Per il M5s le prossime europee rappresentano un doppio problema. Il primo sta nel risultato elettorale. Se i sondaggi degli ultimi mesi non mentono il movimento di Di Maio si vedrà superato dalla Lega Nord come primo partito del Paese. A questo punto infatti sembra altamente improbabile che possa ripetere in questa tornata elettorale il clamoroso risultato delle ultime politiche. L’arena delle europee non è la più favorevole al M5s. Era già successo sei anni fa. Alle politiche del 2013 aveva ottenuto il 25,6 per cento. Alle Europee del 2014 è sceso al 21,2. L’insuccesso aveva innescato una crisi interna che riportò Grillo in campo e produsse una serie di modifiche organizzative che rafforzarono il centro privilegiando la dimensione verticale del movimento rispetto a quella orizzontale. Sarà interessante se un risultato modesto a maggio, produrrà gli stessi effetti con l’aggiunta di ulteriori tensioni con l’alleato-rivale al governo. Forse il conflitto con la Francia di Macron si spiega anche con la necessità di trovare temi con un qualche appeal per migliorare le prospettive elettorali.

Il secondo problema riguarda la sua futura collocazione nel Parlamento europeo. A Strasburgo per contare, e per avere finanziamenti, occorre far parte di un gruppo. Esistono regole precise per formarne uno. Occorre un minimo di 25 deputati eletti in sette stati. Anche prima delle elezioni del 2014 si era posto questo problema, data la natura peculiare del M5s nel panorama dei partiti europei. Allora fu risolto con l’alleanza con lo Ukip di Farage e altre formazioni minori di varia estrazione. Si formò così il gruppo denominato “Europa della libertà e della democrazia diretta” (EFDD). Brexit ha messo in crisi questa alleanza, visto che lo Ukip non sarà più rappresentato nel parlamento europeo. Alla luce di questo nuovo scenario Grillo in persona si era già mosso a gennaio 2017 per trovare una nuova collocazione per il Movimento. Il tentativo fu fatto con il gruppo dei liberali europeisti (ALDE). Una brusca inversione di rotta che colse molti di sorpresa e produsse solo una brutta figura, visto che i Cinque Stelle furono respinti per incompatibilità programmatica.

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