Di Maio e il principio di non colpevolezza (questo sconosciuto)

Il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha scritto un commento sulla scarcerazione del secondo dei tre arrestati sospettati di avere violentato una ragazza sulla Circumvesuviana. Con singolare preterizione, ha prima affermato: «Non sta a me entrare nel merito della decisione presa» e poi invece ha fatto l’esatto contrario, mettendo in fila affermazioni che lasciano stupiti per due ragioni: anzitutto per la divergenza con elementari principi costituzionali in materia di giustizia penale, in secondo luogo per una nociva tendenza a solleticare l’emotività del pubblico, senza far ricorso alla bella virtù della razionalità. Vediamo perché.

Secondo Luigi Di Maio è una «vergogna che a poche settimane dalla violenza, due di quei tre delinquenti siano già liberi di andarsene in giro a farsi i cavoli propri». Prosegue il capo politico del M5S sottolineando quanto dolore un terribile episodio come quello subito dalla ragazza deve avere lasciato in lei e nella sua famiglia e ritiene «da essere umano» inaccettabile che «chi dovrebbe pagare [venga] rimesso in libertà». L’esponente del governo termina così: «è evidente che c’è qualcosa che non va in questo Paese. Chi compie uno stupro, per quanto mi riguarda, deve passare il resto dei suoi giorni in carcere! Ognuno ha il diritto di difendersi, lo prevede il nostro ordinamento giuridico, ma chi è accusato di violenza sessuale contro una donna deve poterlo fare dal carcere!».

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