Eni: al test di Erdogan (Mi.Fi.)

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Oggi : Lunedì 13 Gennaio 2020

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Dall’annosa rincorsa dei francesi alla minaccia turca. Eni finora ha mantenuto ben salda la sua leadership energetica in Libia, con una produzione che nel 2019 è riuscita a non scendere troppo sotto la soglia dei 300 mila barili al giorno.

Ma, scrive Milano Finanza, nella polveriera nordafricana non può più esserci rendita di posizione. E davanti ai possibili effetti di un intervento di Ankara, le mire di Parigi sui giacimenti libici oggi sembrano quasi innocue. Molti osservatori stanno evidenziando il rischio che possano essere proprio i turchi a risolvere la crisi nel Paese nordafricano, perché il prezzo di una ritrovata stabilità potrebbe passare proprio per le riserve di petrolio e gas di Tripoli. Oggi la Turchia ha già un piede ben piantato nel mercato libico con la sua Turkish Petroleum Corporation, e i rapporti sono più che solidi con Noc (National oil company), la compagnia petrolifera di Stato. Più volte nell’ultimo anno la diplomazia e il governo di Ankara hanno stigmatizzato l’offensiva del generale Khalifa Haftar, ed espresso preoccupazione per i tentativi di deligittimare non solo il governo di Fayez al-Sarraj, ma la stessa integrità di Noc, trasferendo la titolarità di alcuni giacimenti sotto un’altra entità. Lo stesso presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha giustificato il dispiegamento delle sue truppe in Libia con lo «scopo di far sopravvivere il governo legittimo», rinnovando le pressioni per un cessate il fuoco entro domenica 12 gennaio.

red/lab