Fca: Bombassei; sì a prestito, ma ad auto serve di più (Sole)


“Da cittadino appassionato del mio Paese e da imprenditore ormai di lungo corso osservo che manca a livello decisionale la volontà di affrontare davvero i problemi economici e sociali che l’emergenza sanitaria ha fatto emergere”. Lo ha detto al Sole 24 ore il presidente di Brembo, Alberto Bombassei, parlando degli effetti della crisi da coronavirus sul settore automotive.

Quanto alle misure previste dal Governo nell’ambito dell’emergenza Covid19 per sostenere le imprese, “per un settore come l’automotive, che rappresenta uno dei pilastri fondanti dell’economia italiana ed europea, il governo nel decreto Rilancio ha scelto di non fare nulla se non cullarsi nell’illusione che finanziare generosamente biciclette e monopattini elettrici cinesi significhi affrontare seriamente il tema della mobilità in Italia”.

“Il parco circolante del nostro Paese è insieme a quello greco il più vecchio e inquinante e insicuro del continente. Oltre 10.000.000 di autovetture, circa un terzo del totale sono in Italia Euro 3 o precedenti, sono auto di oltre vent’anni di età che inquinano almeno dieci volte di più di una moderna Euro 6. E che non hanno di serie i sistemi di sicurezza, quali la frenata automatica di emergenza, che evitano il 40% degli incidenti e dei morti e feriti sulle nostre strade.

Illudersi che il sistema del bonus malus che sin qui ha funzionato poco e male e che riguarda sostanzialmente i soli veicoli elettrici sia una via concreta per la transizione verso una nuova mobilità -ha messo in evidenza- è non solo fuorviante ma dannoso per il nostro Paese. E questo dal punto di vista ambientale, occupazionale e della competitività delle nostre aziende. È un clamoroso autogoal da parte del legislatore, in quanto danneggia in modo forse irreversibile il settore che garantisce oltre il 16% delle entrate fiscali, oltre 76miliardi di euro nel solo 2019″.

Secondo Bombassei “è necessario ed urgente per il settore un robusto piano di sostegno al rinnovo del parco circolante, sia dei privati che delle flotte, con deduzione piena per queste ultime dei costi. Sarebbe poi auspicabile rinviare di due anni l’obiettivo europeo dei 95gr/ km di CO2 ed estendere l’autorizzazione alla vendita di oltre mezzo milione di veicoli omologati Euro6 oggi presso i concessionari che da agosto sarebbero fuorilegge. E mettere a disposizione una piccola parte di questo cospicuo tesoro per mantenere attiva e viva la filiera dell’automotive sarebbe non solo buon senso economico ma un dovere di chi presiede alle sorti della nostra industria”.

Sulle polemiche scatenate dalla richiesta di Fca di prestiti garantiti per 6,3 miliardi per sostenere la filiera dell’automotive, “di fronte ai temi che ho appena affrontato, ritengo il dibattito sterile, inutile e surreale -ha sottolineato l’imprenditore- Siamo di fronte alla richiesta di una impresa industriale di accedere ad una misura prevista dalla legge. Se consideriamo che in media il valore di un veicolo è rappresentato dai suoi componenti per circa l’80%, è chiaro che le risorse che Fca in Italia chiede per i propri stabilimenti andrà in massima parte a dare un poco di ossigeno alla filiera, sotto forma di commesse e quindi pagamenti delle forniture di tante piccole e medie aziende della componentistica. E consentirà a Fca di continuare a sviluppare nuovi prodotti per la necessaria ed ambiziosa transizione verso la mobilità futura, continuando a produrre anche i veicoli dei prossimi anni in Italia”.

“Per Brembo il mercato italiano rappresenta il 10% del fatturato e comunque il gruppo non ha bisogno” di chiedere prestiti garantiti, “abbiamo in cassa 425 milioni di liquidità. Ma l’accesso a questi prestiti garantiti rappresenta comunque una grande opportunità per molte altre imprese industriali”.

“La priorità è rendere il Paese più competitivo sotto tanti punti di vista. Mi riferisco, ad esempio, all’introduzione anche da noi del voto multiplo “all’olandese”, frenando così il trasferimento delle sedi in quel paese. Ma anche stabilire la certezza del diritto, con leggi chiare e comprensibili, raccordandolo con la giustizia penale, oggi un intreccio pericoloso e disincentivante. E riprendere e rafforzare gli incentivi alla R&I e agli investimenti su industria 4.0. È auspicabile anche defiscalizzare le nuove assunzioni e ridurre il cuneo fiscale per chi già lavora, favorendo la flessibilità negli orari per i prossimi due anni”, ha concluso.

vs