Finanziamenti ai comuni, la montagna ha partorito un topolino. E il centro-sud batte il nord

Una riforma introdotta nel 2012prevedeva il ricalcolo dei trasferimenti ai comuni delle regioni a statuto ordinario che avrebbero dovuto riflettere non più la spesa storica, che cristallizzava inefficienze di gestione, ma la differenza tra il fabbisogno standard e la capacità fiscale di ogni comune. La riforma, che ha cominciato a essere implementata nel 2015, ha però per ora portato a limitatissimi cambiamenti nelle modalità di finanziamento dei comuni, sostiene un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, diretto da Carlo Cottarelli.

Questo fatto è solo in parte spiegato dalla gradualità con cui la riforma è stata introdotta, poiché, anche a regime, il volume delle risorse dei comuni sottoposte a ricalcolo sarà limitato. Non ci saranno quindi effetti sostanziali sulle finanze dei comuni e sull’efficienza dello loro spesa. I risultati, elaborati dall’ufficio parlamentare di bilancio (UPB) e relativi all…
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