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Gas, la Tap frena i prezzi del 10%

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Un anno a seguito del “giro di manovella”, la Tap non ha solo trasportato quasi 7,5 miliardi gas azero, che in prospettiva potrebbero arrivare a 20, ma ha pure assicurato gli approvvigionamenti in una fase delicatissima per il Paese e calmierato il costo della materia prima di circa il 10%. In due parole gas certo, dunque nessuna emergenza energetica, e a prezzi al’ingrosso più bassi. Luca Schieppati, managing director di Tap – il “tubo” dentro cui scorre il gas azero che, estratto dal Mar Caspio, attraversa Bulgaria, Grecia ed Albania, prima di approdare sulla costa salentina di San Foca a Melendugno – fa il resoconto del 1º anno di operatività.

I 7,5 miliardi di metri cubi

Non e solo un resoconto numerico, quei 7,5 miliardi di metri cubi di gas trasportati, nella zona italiano, dal 31 dicembre scorso, giorno dello start. Ad un anno dal “giro di manovella” il gas che, grazie all’allacciamento della Snam poi entra, dallo giunto di Mesagne, nella rete di grandi metanodotti nazionali – «e arrivato in un momento molto critico per l’Italia e per l’Europa. Tap piuttosto non ha illustrato solo un’importazione imprescindibile per la nostra sicurezza degli approvvigionamenti, ma e pure un argine al costo dell’energia». L’entrata in esercizio in questo anno ha difatti consentito di «annullare sostanzialmente e, talvolta, perfino di invertire il differenziale storico di circa il 10% che l’Italia pagava sul prezzo all’ingrosso del gas naturale rispetto alle altre nazioni del centro e del nord Europa». Un differenziale record in favore dell’hub italiano di scambio del gas naturale (PSV) di circa 12 euro/mwh rispetto al centro olandese Ttf e stato registrato nel fine settimana tra il 9 e il 10 ottobre. Senza Tap, dichiara Schieppati, il Paese dovrebbe ricorrere alle scorte «in maniera molto più consistente,

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