I «Cara» nel mirino: le inchieste giudiziarie e l’incognita su dove finiranno i migranti

Il ministro leghista Matteo Salvini ha detto che, dopo il centro di Castelnuovo di Porto, chiuderà altri centri per richiedenti asilo in Italia, a partire da quello di Mineo, vicino a Catania, centro aperto proprio da un altro ministro della Lega, Roberto Maroni che nel 2011 sedeva proprio sulla poltrona del ministro Salvini e, inaugurando Mineo, prometteva che sarebbe stato un modello di accoglienza. Così non è andata. Il centro di Mineo anzi è diventato una mangiatoria per il consorzio Calatino terre di accoglienza, che era l’ente gestore ed è finito in diverse inchieste compresa Mafia Capitale.

Mineo, modello negativo
Mineo che accoglie anche 300 persone in alcuni periodi di picco, è diventato un modello negativo di accoglienza: senza integrazione, senza regole, molti sprechi. Salvini ha promesso anche di chiudere i centri veneti di Bagnoli e Cona, che fra il padovano e il veneziano ospitano da anni migliaia di migranti. Anche qui non esattamente dei centri virtuosi. A gestirli una coop Edeco, i cui vertici sono sotto inchiesta da tre procure per maltrattamenti e truffa. All’apice dell’emergenza profughi, l’impero gestito da Edeco gestiva contemporaneamente oltre duemila richiedenti asilo, con un fatturato che arrivò a sfiorare i venti milioni di euro l’anno.

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