I costruttori: “I concessionari autostradali spendano quanto promesso in manutenzione”

I costruttori:
I costruttori: "I concessionari autostradali spendano quanto promesso in manutenzione"

ROMA – I soldi per la manutenzione di ponti, viadotti e gallerie sono stati promessi. Poi i concessionari autostradali li hanno spesi soltanto in minima parte. I costruttori italiani dell’Ance fanno proprio l’allarme che sia la Corte dei conti sia l’Autorità anti-corruzione (nel luglio 2019) hanno già lanciato sul fronte degli investimenti mancati. 

L’Ance – che presenta l’ultimo Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni – fornisce dati molto chiari: “Per la manutenzione di 7.317 opere fra ponti, viadotti e gallerie sono stati spesi solo il 2,2% degli investimenti totali previsti”. In altre parole, i concessionari hanno mosso solo in minima parte le risorse che si erano impegnati a investire nei loro piani finanziari.

La differenza tra soldi promessi e soldi spesi (Anac)

La differenza tra soldi promessi e soldi spesi (Anac)

Se questi soldi venissero spesi come promesso, ci sarebbe un vantaggio immediato per la sicurezza degli italiani, ma anche per l’economia nazionale. Invece – denuncia l’Ance – i nostri governi continuano a scommettere su una ripresa dei consumi delle famiglie trascurando la leva degli investimenti.

Scrive l’Ance: “Il tasso di crescita registrato dell’economia italiana nel 2019, è risultato prossimo allo zero e anche le prospettive per questo nuovo decennio, purtroppo, sono tutt’altro che entusiasmanti, complici i fisiologici problemi interni al nostro Paese e una situazione incerta del contesto internazionale”. 

“La debolezza dell’economia italiana nel tempo è dovuta a scelte di politica economica ispirate al sostegno dei consumi piuttosto che degli investimenti. E’ mancato l’apporto del settore delle costruzioni. I timidi segnali positivi nel 2019 sono stati insufficienti per considerare la crisi finita”.

Ancora l’Ance: “Nel 2019 gli Investimenti in costruzioni sono cresciuti del 2,3% rispetto al 2018. Si tratta di un nuovo segno positivo dopo il +1,7% registrato un anno fa, ma ancora insufficiente “a segnare una vera svolta e di stabilizzare un settore che negli ultimi 11 anni si è ridotto ai minimi storici”.

Con una previsione di crescita dell’1,7% nel 2020, i costruttori segnalano che – “continuando di questo passo” – per uscire dalla crisi che attanaglia da undici anni il settore “bisognerà aspettare il 2045”.

In questo quadro, i Comuni ce la mettono tutta per sbloccare i cantieri: “Permangono invece difficoltà per i grandi enti di spesa, come Anas, a causa dei tempi lunghissimi di approvazione dei Rispettivi Contratti di Programma”. In particolare nel 2019, l’Anas ha speso solo il 39% degli investimenti previsti.

Tra i fattori di crisi, l’Ance indica anche la stretta nelle concessioni di prestiti alle imprese del settore e il calo dei permessi per costruire:  “Particolarmente allarmanti – scrive l’associazione – sono i dati sui permessi che nel primo trimestre 2019 sono diminuiti dello 0,9% nell’edilizia residenziale e del 7,9% in quella non residenziale. Un calo che nei prossimi anni potrà portare effetti negativi sugli investimenti”.

“Inarrestabile poi la stretta al credito: nel secondo e terzo trimestre 2019 i finanziamenti alle imprese per il comparto residenziale hanno registrato diminuzioni, fino al 2,2% e quelli per il comparto non residenziale sono scesi di oltre il 30% rispetto ai primi nove mesi del 2018. Un rinnovato blocco del credito per il settore. Diminuiscono anche i mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni erogati in Italia. I dati dei primi nove mesi del 2019 sono negativi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un calo dell’8,2%”.