I tre paradossi che fanno comodo al Tesoro. Ma l’Italia pagherà un conto salato

Anche dopo la tregua siglata con Bruxelles, il “rischio Italia” è il fantasma che viene evocato con più regolarità nel mondo della finanza. Del resto, gli ingredienti della miscela esplosiva sono sempre lì, pronti ad innescarsi a vicenda: se i mercati punissero i titoli di Stato italiani, le banche italiane farebbero crack, in una spirale autodistruttiva. Ma, dopo la tempesta dell’autunno, è arrivata la bonaccia dell’inverno: febbraio era un mese temuto, perché si accumulavano le emissioni da collocare sul mercato. Sono anche le prime settimane, in cui si sente l’assenza di un compratore sicuro, costante e massiccio: la Banca centrale europea di Draghi. Invece, gli investitori si sono affollati alle aste e il Tesoro si è rifinanziato sempre problemi. Durerà? La situazione è fragile e paradossale. Il dato negativo, infatti, è che la bonaccia attuale si regge su due paradossi. Il dato positivo è che i due paradossi stanno in piedi…
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