I tre verdetti in poco più di un mese sull’economia italiana che non cresce

Ha cominciato l’Istat con i dati sulla recessione “tecnica” (due trimestri con il segno meno davanti nel 2018. Poi è stata la volta della fiducia delle imprese e delle stime Ocse. Risultato: tre verdetti “di peso” in poco più di mese, con un minimo comune denominatore: raccontano un’economia italiana al palo, che non cresce.

31 gennaio: l’Istat: l’Italia è in recessione tecnica
È il 31 gennaio, un giovedì. La notizia era nell’aria. Era stata anticipata in qualche modo il giorno prima dal premier Conte. L’Istat comunica che, in base ai dati provvisori, l’economia italiana nel quarto trimestre 2018 ha registrato una contrazione dello 0,2%. È il secondo trimestre consecutivo di calo dopo il -0,1% del periodo luglio-settembre. Così l’Italia è entrata in recessione tecnica dopo cinque anni (su base tendenziale il Pil è invece aumentato dello 0,1% e la variazione acquisita per il 2019 è stimata da Istat pari a -0,2%). Se si guardano le serie storiche, dal 1996 l’Italia ha passato quattro recessioni. La prima breve fase c’è stata dal secondo al terzo trimestre 2001 (rispettivamente -0,2 e -0,4%). Una breve fase seguita da una ripresa robusta già nel secondo trimestre 2002 (+0,5). Pochi anni dopo è stata la volta dell’inizio del 2003, con una breve fase di due trimestri negativi (- 0,3% a gennaio-marzo e ad aprile-giugno). Ben più severa è stata la recessione post crisi 2008. Dal secondo trimestre 2008 al secondo trimestre 2009 si sono susseguiti cinque periodi con il segno meno. Solo a luglio-settembre 2009, con un +0,5%, è comparsa la luce in fondo al tunnel. Ancora peggio è andata a partire dal terzo trimestre 2011, quando sono stati messi in fila sette periodi con il segno meno.

Leggi anche altri articoli di Economia o leggi originale


Questo contenuto è stato importato con un sistema automatizzato, senza intervento umano. È possibile segnalare la rimozione dei contenuti, leggendo prima le nostre Note Legali Disclaimer