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Iccrea: un gruppo unico (Mi.Fi.)

La crisi sanitaria sarà il primo, impegnativo banco di prova per il credito cooperativo uscito dalla riforma. Il nuovo assetto di governance però rende più efficace la gestione del rischio e consente di tamponare eventuali episodi di dissesto. Ne è convinto Mauro Pastore che da oltre un anno è direttore generale di Iccrea Banca. Le prossime tappe? Un consolidamento fuori dal settore è improbabile, ecco perché un’integrazione tra Iccrea e Cassa Centrale sembra un obiettivo naturale.

Domanda. Pastore, come valuta la gravità del momento economico?

Risposta. Senza dubbio in questo periodo le pmi stanno soffrendo moltissimo per il netto calo di fatturato. Una flessione particolarmente forte per le aziende turistiche e manifatturiere. Va detto però che, rispetto a qualche mese fa, le iniziative di contrasto messe in campo a livello nazionale ed europeo hanno fatto più di quello che attendessimo e ci consentono adesso di vedere la luce in fondo al tunnel e prefigurano una possibile ripresa a V nel 2021.

D. Che iniziative avete messo in campo come gruppo Iccrea?

R. Abbiamo cercato di usare tutti gli strumenti messi a disposizione per sostenere il tessuto economico. Penso per esempio alle circa 220 mila moratorie approvate per un totale di 22,5 miliardi su richieste per 23 miliardi. Per quanto riguarda invece la liquidità assistita dal fondo centrale di garanzia abbiamo approvato oltre 90 mila richieste su 100 mila pervenute.

D. Questa crisi arriva un anno dopo la riforma del credito cooperativo. Quanto vi sta aiutando la nuova struttura di gruppo?

R. Se questa crisi fosse arrivata prima della riforma, non avremmo avuto la stessa capacità di reazione e non avremmo potuto prospettare le azioni ad ampio raggio che ho descritto. Oggi Iccrea è una banca a tutto tondo che non assiste solo la clientela con impieghi, ma offre un’ampia serie di servizi che vanno dal credito a medio/lungo termine al leasing, dall’assicurativo al risparmio gestito. In aggiunta i nostri istituti sono stati sgravati da tutte le attività amministrative e di back office che vengono invece gestite attraverso servicer con importanti sinergie.

D. Il nuovo assetto tutela anche gli istituti dal rischio di dissesto?

R. Sì. Liquidità e patrimonio sono elementi essenziali per la vita di una banca ed è plausibile che oggi alcuni dei nostri 136 intermediari possano soffrire in assenza di una redditività strutturale. La riforma è stata essenziale per tamponare questi rischi attraverso interventi di sostegno o processi di consolidamento interni che mettono in sicurezza i depositi della clientela: senza questo ombrello alcune banche avrebbero rischiato di non farcela.

D. Negli ultimi anni ci sono state molte fusioni all’interno del gruppo. Un processo di consolidamento necessario?

R. Le operazioni di consolidamento all’interno del gruppo avvengono in via spontanea. Sono le banche stesse che, con il nostro supporto, ne avvertono la necessità per servire al meglio il proprio territorio. Una tendenza che stiamo registrando in molte regioni, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Toscana alla Lombardia.

D. Lei quindi si aspetta che tra qualche anno ci saranno molte meno bcc rispetto a oggi?

R. Noi non spingiamo per una maggiore concentrazione. Se le banche esprimono la necessità di andare in questa direzione, le assistiamo, ma come dicevo la scelta resta del tutto autonoma e senza obiettivi predefiniti a livello di gruppo.

D. Sul fronte del credito deteriorato siete preoccupati?

R. Sicuramente è uno dei fronti su cui continuiamo a lavorare per dare una struttura sempre più coerente ed efficace al gruppo. Voglio però ricordare che prima della riforma le nostre banche avevano il 18,3% di crediti anomali, percentuale che quest’anno dovrebbe attestarsi attorno al 9,5%. Per raggiungere l’obiettivo abbiamo in cantiere una gacs di oltre 2 miliardi di euro e azioni strategiche sul mondo degli utp e degli scaduti. Senza dubbio mi aspetto che la crisi in atto farà crescere l’ammontare delle esposizioni deteriorate, ma l’accelerazione nei processi di derisking dovrebbe comunque migliorare ulteriormente gli indicatori.

D. Tra l’altro a breve partirà la prima aqr sul gruppo. È corretto?

R. Sì. L’aqr, rimandata a inizio anno per il covid, dovrebbe tenersi in autunno e completerà il passaggio di Iccrea sotto la vigilanza unica europea. Un passaggio che non avrebbe senso rimandare ancora.

D. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi ha riaperto il risiko bancario italiano. Che ruolo giocherà Iccrea?

R. Oggi per noi è difficile immaginare un’integrazione al di fuori dal credito cooperativo, soprattutto per la difficoltà di mescolare modelli di governance molto diversi fra loro. Iccrea si sta concentrando sul rafforzamento all’interno della categoria e, se un giorno dovessimo optare per un’operazione di consolidamento, il nostro primo sguardo sarà verso i cugini di Cassa Centrale.

D. Dobbiamo interpretarlo come un auspicio?

R. Più che un auspicio mi sembra una considerazione di buon senso. I gruppi si stanno consolidando e i numeri stanno migliorando. Se un giorno servissero ulteriori sinergie, sarebbe ovvio cercarle all’interno della categoria.

red

MF-DJ NEWS

1709:47 ago 2020

   

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August 17, 2020 03:49 ET (07:49 GMT)

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