Il M5s apre alla minoranza: obiettivo evitare il referendum consultivo

La bandiera della democrazia diretta val bene qualche modifica al Ddl Fraccaro sul referendum propositivo. Prima ha accolto in commissione l’emendamento Ceccanti (Pd) che ha fissato il quorum, prima inesistente, al 25% dei sì (la proposta diventa legge se i sì, oltre ad essere superiori ai no, sono superiori al 25% dell’elettorato).

Ora, quando il provvedimento è già approdato in Aula alla Camera, il M5s cede su altre due importanti questioni: da una parte salta il cosiddetto ballottaggio tra la proposta del comitato referendario e la legge eventualmente approvata dal Parlamento, meccanismo che secondo i critici avrebbe contrapposto pericolosamente popolo e Parlamento con il rischio di “sfiduciare” quest’ultimo. Dall’altra si rafforza il ruolo della Corte costituzionale nella fase istruttoria del referendum con la previsione di un giudizio integrale, e non solo di ammissibilità, dopo la raccolta di 200mila firme (ne occorrono in totale 500mila): la proposta referendaria deve insomma superare il vaglio preventivo della Consulta sul rispetto di tutta la Costituzione, non solo dei principi fondamentali.

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