Il Manifesto di 1,5 milioni di professionisti della Salute. «Rilanciamo il Ssn»

Un esercito di 1,5 milioni di professionisti, il 3% della popolazione italiana, in difesa del Servizio sanitario. È quello riunito oggi al Teatro Argentina di Roma, dove per la prima volta i rappresentanti delle Federazioni nazionali e degli ordini delle professioni sanitarie e sociali presentano al Governo, al Parlamento e alle Regioni un “Manifesto” congiunto. A tutela dell’universalismo e dell’equità d’accesso, dell’unitaria erogazione delle cure da Nord a Sud del Paese, dei grandi rischi da carenza di personale e di risorse, prime minacce per il mantenimento della sanità pubblica. «Il Governo deve porre al centro dell’agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio sanitario nazionale – affermano unanimi i presidenti delle 10 Federazione (30 professioni) presenti – e sollecitare le Regioni al rispetto dell’art. 2 della Costituzione che ricorda alle istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell’art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell’art. 32 della Costituzione (tutela della salute)».

Impegni precisi a Governo e Regioni
Le sigle – che riuniscono medici, infermieri, le 22 professioni sanitarie, farmacisti, ostetriche, veterinari, assistenti sociali, psicologi, biologi e chimici e fisici – chiedono impegni precisi a Governo e Regioni: l’attivazione di un tavolo di lavoro permanente dove potersi regolarmente confrontare sulle politiche sanitarie, anche con la partecipazione dei rappresentanti dei cittadini; la sottoscrizione con tutte le professioni sanitarie e sociali e l’attivazione in tutte le Regioni e secondo schemi omogenei condivisi dei protocolli voluti dalle Regioni per instaurare un rapporto diretto con i professionisti e garantire un servizio sanitario universalistico e omogeneo; che i cittadini si facciano parte attiva ponendo con iniziative per garantire tutti gli aspetti sottolineati nel manifesto. «È necessaria una riforma – si legge nel Manifesto – che possa restituire fiducia agli operatori sanitari, riconoscendo loro maggiore responsabilità nei processi di gestione e maggiore autonomia nei processi di cura, attraverso la definizione di un nuovo ruolo capace di garantire la salute dei cittadini e allo stesso tempo di farsi carico della sostenibilità del sistema. Serve anche un Piano nazionale di azione per il contrasto alle diseguaglianze nell’accesso al diritto alla salute, tenuto conto dello sviluppo tecnologico, dell’intelligenza artificiale, dei cambiamenti ambientali e della consapevolezza dei diritti da parte dei cittadini, dell’evoluzione delle competenze dei professionisti e dei nuovi ruoli attributi a tutti gli Ordini professionali». Convitato di pietra, le proposte di autonomia differenziata rispetto alle quali medici&Co hanno alzato le barricate. Da qui la richiesta al Governo di «un’analisi rischi/benefici al fine di misurare l’impatto di tali riforme sulla finanza pubblica, sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali, sulla mobilità interregionale, sul ruolo di garante dei Livelli Essenziali di Assistenza del livello centrale, sui diritti dei pazienti e sull’equità dell’assistenza».

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