Il Pg della Cassazione sul caso “scontrini”: «Ignazio Marino da assolvere»

«Il fatto non sussiste». Questa volta è la stessa Pubblica accusa a chiedere l’assoluzione piena per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. Secondo il procuratore generale della Cassazione, Mariella De Masellis, l’allora primo cittadino della Capitale non aveva commesso alcun reato utilizzando la carta di credito del Campidoglio per 56 cene. Una accusa – basata su indagini della Procura della Repubblica – per la quale Marino è stato assolto in primo grado e condannato in Appello. Ora la decisione finale spetta alla Cassazione, la cui sentenza potrebbe essere emessa già questa sera.

L’accusa dei pm di Roma
Le cene sotto indagine, per un ammontare di 13mila euro (somma già restituita da Marino) sono state svolte tutte nel 2013. La prima a non tornare è del 6 settembre 2013. Nei giustificativi risulta con l’ambasciatore del Vietnam. «No, assolutamente», ha detto successivamente la segretaria dell’ambasciatore, Dang Thi Phuong, «è stato solo un incontro istituzionale, finito lì». Il 23 settembre è alla pizzeria Puccini di Milano. Marino ha dichiarato di essere stato con alcune persone di una casa editrice, spendendo 210 euro. La seconda è del 26 ottobre successivo al ristorante Sapore di Mare di Roma, in cui il sindaco ha dichiarato di aver speso 150 euro e di essere stato con esponenti della Comunità di Sant’Egidio che nei giorni successivi ha smentito. Il 3 novembre, invece, è di nuovo a Milano, al ristorante Bento Sushi, in cui risulta essere stato con rappresentanti dell’Anci. Il 26 dicembre è la volta della cena al ristorante Girarrosto Toscano di Roma. Un convivio in cui il primo cittadino spende 260 euro. Nei giustificativi risulta «cena offerta per motivi istituzionali a rappresentanti della stampa». Tuttavia il titolare del ristorante ha smentito, affermando che quel giorno «Marino è venuto a mangiare con i familiari». Particolare, però, smentito anche dallo stesso sindaco, secondo cui quel giorno la sua famiglia non era a Roma. Dagli atti, poi, risulterebbe una seconda cena al Girarrosto Toscano. Infine, c’è quella del 27 luglio 2013 alla Taverna degli Amici. Secondo i giustificativi, si è trattato di un convivio «per motivi istituzionali». Il ristoratore ha smentito, affermando: «Era con la moglie».

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