«Il revenge porn sia reato»: parte al Senato l’iter del Ddl targato M5S

Da sei mesi a tre anni di reclusione (che salgono da uno a quattro anni se il responsabile è il coniuge, anche separato o divorziato, o il partner) per chiunque pubblichi attraverso strumenti informatici o telematici immagini o video privati aventi un esplicito contenuto sessuale senza l’espresso consenso delle persone ritratte. Pene aumentate da cinque a dieci anni se la pubblicazione abbia come conseguenza non voluta la morte della vittima. Multa da 75 a 250 euro per chi contribuisce a diffonderli. Possibilità di presentare querela entro sei mesi e procedibilità d’ufficio per i casi più gravi. Facoltà di inoltrare al titolare del sito o del social media la richiesta di oscurare, rimuovere o bloccare le immagini o i video e obbligo di procedere alla rimozione se entro 24 ore non si dà seguito alla richiesta.

La proposta di una fattispecie di reato ad hoc
Contro l’odioso “revenge porn”, di cui da ultimo è rimasta vittima la deputata M5S Giulia Sarti, sono proprio i pentastellati a proporre un giro di vite in Senato: è infatti iniziato oggi in commissione Giustizia l’iter del disegno di legge 1076, proposto da Elvira Evangelista lo scorso 19 febbraio e anticipato sul Sole24Ore.com subito dopo il deposito. Tre articoli, sui quali è stato deliberato un ciclo di audizioni, che puntano a scardinare il fenomeno introducendo una fattispecie di reato ad hoc (l’articolo 612 ter) nel Codice penale. E prevedendo anche apposite attività di sensibilizzazione nelle scuole, avvalendosi della collaborazione della Polizia postale, sulla base di linee guida emanate dal ministero dell’Istruzione. Al provvedimento targato M5S si aggiunge un Ddl di Forza Italia.

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