Ilva, dopo la sentenza riparte la trattativa sul nuovo assetto


Ora che lo spegnimento dell’altoforno 2 è stato evitato con la decisione del Tribunale del Riesame, l’attenzione sulle vicende del polo siderurgico ArcelorMittal e sulla questione Taranto più in generale si sposta su altri fronti. Ovvero, la trattativa per la “nuova” Ilva e le misure relative agli ammortizzatori sociali e al Cantiere Taranto.
Il Riesame il 7 gennaio ha accolto il ricorso presentato da Ilva in amministrazione straordinaria, ha concesso alla società la proroga necessaria agli ulteriori lavori di messa in sicurezza, e ha annullato il provvedimento con cui il giudice Francesco Maccagnano il 10 dicembre — nonostante il parere favorevole della Procura del 9 dicembre — aveva rigettato la richiesta di proroga.
Così facendo il giudice Maccagnano aveva ripristinato immediatamente il sequestro senza facoltà d’uso dell’impianto e ordinato al custode giudiziario Barbara Valenzano di programmarne la fermata per lo spegnimento definitivo.

Che accade ora tra Ilva e ArcelorMittal
Il verdetto del Riesame è giunto ad un passo delle operazioni di chiusura che dall’8 gennaio, qualora il Tribunale dell’appello non si fosse pronunciato, sarebbero entrate nel clou.
È presumibile che ora l’altoforno 2, uno dei tre attualmente operativi, sia riportato gradualmente dal gestore ArcelorMittal a una marcia normale. Dai giorni successivi al provvedimento di Maccagnano e sino al 7 gennaio, è stato infatti tenuto al minimo regime produttivo e predisposto per la fermata.

Sul fronte Ilva (proprietaria di tutti gli impianti) già l’8 gennaio, a poche ore dal pronunciamento del Riesame, viene segnalata una riunione per organizzare la predisposizione dei nuovi dispositivi di protezione individuale.
Questi sono il primissimo intervento, citato anche nel provvedimento dei giudici, e andrà attuato entro sei settimane dal 19 novembre scorso.
Si tratta di munire gli operatori dell’altoforno di dispositivi che, attraverso segnalazioni acustiche e luminose, sono in grado di avvertirli circa la presenza di anomalie e quindi farli allontanare dal campo di colata.

Per gli altri interventi, fonti vicine all’amministrazione straordinaria di Ilva segnalano che in attesa del responso del Riesame, il lavoro con la Paul Wurth, l’azienda fornitrice delle nuove macchine da installare, non si è comunque interrotto.
La costruzione dei sei macchine avverrà in Germania, un primo 25 per cento dell’importo (pari a 3,5 milioni) è stato già versato come acconto, e nel giro di nove mesi le prime due macchine saranno installate sui due campi di colata dell’altoforno.
Entro dieci mesi toccherà ad altre due macchine e, infine, entro 14 alle ultime due.
«Trattasi di macchinari che finendo per escludere la presenza umana nei luoghi ove trovò la morte Alessandro Morricella, porteranno (in concorso con tutte le altre prescrizioni già adempiute) all’ulteriore riduzione del rischio per i lavoratori dell’altoforno 2 entro i limiti di legge», argomenta il Riesame, il quale annota che, grazie alle opere già realizzate per il miglioramento della sicurezza, «ad oggi i rischi trascorsi sono inesistenti».
In questo modo l’altoforno 2 potrà continuare a produrre e ArcelorMittal, nel frattempo, potrà riprogrammare la fermata per lavori all’altoforno 4 che doveva avvenire già da qualche tempo, solo che, essendo in bilico il 2, è stata di volta messa in stand by.
Va detto che nella “nuova” Ilva l’altoforno 2 non ci sarà ma comunque il suo apporto resta essenziale sino al 2023. Ecco perché viene ammodernato.

La trattativa
Fonti vicine al dossier spiegano che i contatti, anche nel periodo delle feste, non si sono mai interrotti, ma che ArcelorMittal, Ilva e negoziatori incaricati dal Governo aspettavano il Riesame per rimettersi al lavoro e riprendere la trattativa dal punto in cui era stata lasciata, ovvero il preaccordo del 20 dicembre a Milano.
Quest’ultimo era servito a ottenere dal Tribunale di Milano un differimento al 7 febbraio dell’udienza relativa al ricorso cautelare ex articolo 700 presentato a novembre da Ilva contro il recesso di ArcelorMittal dal contratto.
Riparte quindi la trattativa e riparte in un contesto meno accidentato, anche se i nodi sono ancora tutti da sciogliere. Ovvero affiancamento dello Stato ad ArcelorMittal, modifica dell’assetto produttivo, con i forni elettrici accanto al ciclo integrale basato sulla fusione dei minerali, newco, esuberi della forza lavoro. Che forse non saranno “secchi” come ArcelorMittal aveva annunciato a dicembre (4.700), tuttavia è difficile non ipotizzare un ricorso più ampio dell’attuale (1.273) alla cassa integrazione e il suo passaggio da ordinaria a straordinaria, visto il riassetto che si prefigura.
E anche il rientro in Mittal dei cassintegrati di Ilva in as adesso sembra in discussione poiché si annunciano misure per favorire l’assunzione degli ex Ilva in altre imprese concedendo loro per un triennio sgravi contributivi sino al 100 per 100.

Gli ammortizzatori sociali
Inseriti entrambi nel decreto Milleproroghe, adesso gli ammortizzatori sociali sono fuori da provvedimenti normativi (e rinviati a un emendamento al Milleproroghe oppure al nuovo decreto legge sul Cantiere Taranto) perché senza copertura finanziaria. Sono due misure molto attese da oltre 2mila lavoratori di Taranto. Una è la proroga per il 2020 dell’integrazione salariale al 10% per i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria in cassa integrazione. L’altra è la proroga per il 2020 e il 2021 dell’Agenzia per il lavoro portuale che ha il compito di assicurare l’indennità di mancato avviamento per i lavoratori disoccupati e favorirne il reimpiego.
Non si sa ancora come le due misure verranno riprogrammate. Il Milleproroghe è già da qualche giorno in Gazzetta Ufficiale e ora deve cominciare l’iter di conversione in legge da parte del Parlamento, mentre il decreto sul Cantiere Taranto, annunciato entro la fine del 2019 e ribadito in più occasioni dal premier Giuseppe Conte, ancora deve vedere la luce. Forse avverrà a gennaio.
C’è l’esigenza di calibrare meglio gli interventi previsti (sanità, bonifiche ambientali, università, riqualificazione urbana, sgravi per le assunzioni degli ex Ilva e altro ancora) e di coprire la spesa.
Nella bozza iniziale del Milleproroghe, per l’Agenzia portuale era previsto che la tempistica passasse da 36 a 60 mesi e che i fondi fossero 11,2 milioni per il 2020 e 11,5 milioni per il 2021. Questo per accogliere una richiesta dei sindacati per i quali l’operatività dell’Agenzia, introdotta da un decreto legge del 2016, andava “sintonizzata” con i tempi di avvio del nuovo operatore portuale nello scalo di Taranto, il gruppo turco Yilport che si farà gradualmente carico dei 500 ex Taranto container terminal (Evergreen) ora in quota all’Agenzia.
Ma nel testo in Parlamento del Milleproroghe non c’è più traccia dell’Agenzia. E così pure per i cassintegrati Ilva in amministrazione straordinaria. La norma iniziale — in prosecuzione di quella varata nel 2016 — prevedeva 19 milioni nel 2020.
Solo di Ilva in amministrazione straordinaria, i cassintegrati sono 1.978 (circa 1.600 solo a Taranto) e quest’integrazione permette loro di percepire una indennità economicamente più alta.
Sia la Regione Puglia che i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto al Governo un intervento rapido almeno per i cassintegrati Ilva in quanto la precedente misura termina a febbraio. Mentre per l’Agenzia portuale la copertura è sinora assicurata fino a giugno.


«Sarebbe davvero negativo non coinvolgere le organizzazioni sindacali, attraverso la contrattazione, nel processo di trasformazione dell’ex Ilva, ciò significherebbe non riconoscere i lavoratori e i loro sacrifici». Lo ha detto Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24.
«Dobbiamo ripartire dall’accordo che c’è, ArcelorMittal si è impegnata ad investire 4 miliardi. Se poi ci sarà anche un’implementazione attraverso il governo o altri soggetti finanziari per fare ancora più noi al meglio non poniamo limiti».