Ilva: Governo su Mittal, 1 mld investimenti in più (Mess)


Il governo chiede che ArcelorMittal investa almeno un altro miliardo per il rilancio dell’Ilva dovendo dare attuazione al piano del 4 marzo, sia pure temperato per il Covid 19 ma solo per il 2020. E per Invitalia, che sarà il partner pubblico di ArcelorMittal Italy (Ami) con una quota del 49%, il contributo -scrive Il Messaggero- dovrebbe attestarsi attorno a 900 milioni.

“ArcelorMittal ha un atteggiamento più remissivo su Taranto”, aveva detto nei giorni scorsi il ministro Stefano Patuanelli alludendo a una disponibilità manifestata a rimangiarsi il nuovo piano industriale presentato l’8 giugno che prevede 3.300 esuberi da aggiungere ai 1.800 compresi nella procedura straordinaria con la possibilità di tornare a 10.770 dipendenti a regime ma nel 2026, un anno dopo la scadenza del business plan con 8 milioni di tonnellate di produzione.

La novità è che il gruppo franco-indiano possa mantenere la capacità produttiva entro l’arco di piano, partendo da 3 milioni quest’anno, 5 milioni nel 2021, 6 milioni nel 2022 e 2023, 7 milioni nel 2024 e appunto 8 milioni nel 2025: sul tema occupazionale, però, Arcelor fa orecchie da mercante. Ma tra venerdì scorso e ieri, spiega il giornale, il quadro si sarebbe rimesso in movimento. Ilva in amministrazione straordinaria avrebbe chiesto un incontro alla controparte per discutere del contratto di co-investimento, dei canoni e degli altri aspetti gestionali. Le parti si sarebbero incontrate per meno di mezz’ora ma affrontando tematiche generali, senza entrare nei dettagli anche perché sui nuovi impegni da assumere si deve esprimere Lakshmi Mittal, presidente e ceo del colosso mondiale dell’acciaio, mentre il negoziato day by day viene gestito da Lucia Morselli, l’amministratore delegato della società Ami.

Morselli ha promesso un feebdack che ancora non sarebbe pervenuto, così ieri mattina per un’ora circa si sarebbero visti, secondo quanto riferiscono fonti del Tesoro al quotidiano, rappresentanti di Invitalia, i commissari Antonio Lupo, Francesco Ardito, Alessandro Danovi ed esponenti di via XX Settembre per quello che viene definito un incontro di allineamento. E’ evidente, come ha detto sempre nei giorni scorsi il premier Giuseppe Conte, che il governo ha ben presente l’ipotesi di un intervento pubblico in maggioranza di Invitalia. Anche perché nelle interlocuzioni in corso vengono messi in evidenza i punti irrinunciabili della trattativa: 8 milioni di capacità produttiva, 10.700 dipendenti, 2 milioni di investimenti per il forno elettrico, rifacimento di Afo5 che nell’ultima versione del piano degli indiani, veniva rimandata senza date certe.

Per come si sono messe le cose, in un contesto di crisi aziendali di rilevanza nazionali comprendente anche il caso Alitalia con il suo carico di tensioni e conseguenze sociali, su Ilva il governo non può arretrare. Il vettore aereo sarà nazionalizzato con una newco dotata di 3 miliardi di capitale pubblico. L’azienda siderurgica non può essere abbandonata al suo destino e gli ultimi aut aut ad ArcelorMittal vogliono stanare per l’ultima volta il gruppo che da tre anni sta cercando di risanare l’acciaio italiano. Quindi Arcelor deve accettare di mettere un altro miliardo da sommare ai 900 milioni di Invitalia rivenienti da capitale proprio e da prestiti bancari. Altrimenti, lo Stato andrà avanti da solo, nazionalizzando anche l’Ilva.

vs