Economia

L’inflazione mondiale e vicina al picco?

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di Francesco Canepa

(Reuters) – Economisti e banchieri centrali hanno faticato a individuare l’apice dell’inflazione e hanno sbagliato diverse volte nell’ultimo anno.

Ma i dati di oggi, che hanno mostrato un ribasso per certune voci dell’inflazione nelle 2 principali economie al mondo, sono impiegati a riaccendere il confronto se sia corretto dire che il peggio sia alle spalle dopo un anno di inflazione galoppante.

Negli Usa i prezzi al consumo non sono cresciuti a luglio, a perimetro mensile, per via del netta diminuizione del prezzo della benzina, in quella che viene interpretata come la 1ª boccata di ossigeno per gli americani che da 2 anni sono alle prese con un rialzo dei prezzi.

In Cina i prezzi alla realizzazione sono scivolati al minimo di 17 mesi a perimetro annuo mentre i prezzi al consumo sono cresciuti meno del programmato.

Dopo aver per sbaglio previsto l’anno scorso che il balzo dell’inflazione sarebbe stato viaggiatore, la maggior parte dei banchieri centrali ha smesso di cercare di indicare una probabile data per l’apice della dinamica dei prezzi.

Tuttavia alcuni esponenti della Federal Reserve vedono l’inflazione rallentare nella seconda metà dell’anno, la Banca centrale europea ne colloca l’apice nel 3º trimestre e la Banca d’Inghilterra in ottobre.

Di seguito alcuni dei principali aspetti che hanno contrassegnato il confronto sull’inflazione:

MATERIE PRIME PIU’ ECONOMICHE …

I maggiori responsabili del balzo dei prezzi al consumo l’inverno scorso – energia e altre materie prime – potrebbero ora essere determinanti per una riduzione.

I prezzi di materie prime come greggio, grano e rame sono scesi nei mesi passati, con un indice a cura di Refinitiv, che va dal petrolio al succo d’arancia, che indica un ribasso del 20% rispetto al picco di maggio.

La flessione riflette oltretutto una domanda mondiale più debole tra rallentamenti dell’economia dalla Cina agli Usa e all’Europa, dove i fruitori faticano a gestire le conseguenze dell’incremento dei prezzi.

Questo aspetto sta gia avendo un impatto su certune voci dell’inflazione: la quantità di aziende manifatturiere che riferiscono di un incremento degli oneri dei fattori produttivi sta diminuendo e l’aumento dei prezzi all’ingrosso sta rallentando in molte parti mondiale.

Un aspetto che potrebbe riverberarsi sull’inflazione al consumo.

…MA LE BOLLETTE IN EUROPA NO

In Europa i nuclei familiari a stento vedranno le bollette diminuire a breve mentre si parla sempre più spesso di razionamenti in diversi Paesi, tra i quali la Germania.

Questo perché i prezzi del gas nel Vecchio Continente, per anni dipendente dalla Russia per buona parte dell’import, sono anche ora il quadruplo di un anno fa e vicini ai massimi storici.

Addiritura in Gran Bretagna, che può contare sul proprio gas ma su una scarsa capacità di stoccaggio, i fruitori vedranno con ogni probabilità le bollette balzare a ottobre quando il tetto al prezzo del gas, allo stato attuale in atto, scadrà.

E ci sono cattive notizie pure per gli automobilisti tedeschi che vedranno terminare a fine agosto gli aiuti per il carburante.

ASPETTATIVE (PER LO PIU’) SOTTO CONTROLLO

Alcuni banchieri centrali possono anche ora beneficiare del fatto che gli investitori non hanno perso la fiducia in loro.

Le aspettative sull’inflazione negli Usa e nella zona euro sono solo poco sopra l’obiettivo degli istituti bancari centrali del 2% mentre restano molto alte in Gran Bretagna.

Nessun messaggio di paura nemmeno dalle famiglie, più lente a reagire ai cambiamenti rispetto al mercato e di solito inclini a sovrastimare l’inflazione.

I fruitori interpellati dagli istituti centrali negli Usa, nella zona euro e in Gran Bretagna vedono l’inflazione oltre il 2% per i prossimi anni ma non molto sopra il 3%.

La maggior parte degli economisti intervistati in un sondaggio Reuters sostiene che servirà come minimo tutto il prossimo anno perché la crisi si ridimensioni in modo significativo, mentre il 39% ritiene che servirà più tempo. [ECILT/WRAP]

PREZZI ‘CORE’ POTREBBERO ESSERE IN CALO…

Le letture dell’inflazione che non tengono in considerazione energia e alimentari hanno gia iniziato a scendere negli Usa e nel Regno unito, e alcuni prevedono che presto si aggiungeranno Giappone e zona euro.

L’inflazione ‘core’ rimane ben oltre la comfort zone degli istituti bancari centrali nelle economie sviluppate e in quelle in via di sviluppo, il che significa che servirà procedere con la stretta monetaria.

Tuttavia il recente calo fotografato negli Usa e in Gran Bretagna dimostra che i rialzi dei tassi stanno gia avendo alcuni effetti.

Un modello di intelligenza artificiale utilizzato da Oxford Economics va via da capire che l’inflazione ‘core’ raggiungerà l’apice in Giappone e zona euro nella seconda metà dell’anno.

Il sistema ‘Long Short-Term Memory’, all’inizio sviluppato per aiutare le macchine a imparare il linguaggio delle persone, analizza i dati sull’inflazione per individuare modelli che ne aiutino a prevedere il livello nel futuro.

… MA I SALARI SONO IN RIALZO

Gli stipendi degli impiegati non si sono anche ora allineati all’incremento dei prezzi nell’ultimo anno ma stanno salendo leggermente.

Il costo unitario del lavoro, ossia il costo del lavoro in rapporto a ogni unità di prodotto, e cresciuto di all’incirca il 10% per le società non agricole negli Usa nel 2º trimestre.

I salari rappresentano uno dei piu importanti ‘driver’ dei prezzi nel lungo periodo e, se crescono eccessivamente in fretta, potrebbero dar vita a un circolo vizioso di aumenti dei prezzi stessi.

Ma fuori dagli Usa, il rimbalzo e stato più contenuto e la prossima recessione potrebbe indebolire la forza lavoro nelle trattative per i salari.

(Versione italiana Sara Rossi, editing Claudia Cristoferi)

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