Inter-Napoli, tifoso morto e caso Koulibaly: questo calcio fa schifo

Questo calcio fa schifo. Lasciatevelo dire da un tifoso, un appassionato tutt’altro che politically correct, uno che resta giù di morale tutta la settimana se la propria squadra perde. Quale sia questa squadra è dettaglio secondario, il tema è un altro, il solito: perché il pallone resta la zona franca attraverso la quale passano atteggiamenti che in nessun altro contesto del vivere civile sarebbero tollerati? Il 26 dicembre ero a San Siro per Inter-Napoli. Il risultato è un altro dettaglio secondario: contano gli scontri prima della partita, costati la vita a un tifoso, e gli ululati razzisti contro Koulibaly che ha perso la testa e si è fatto espellere.

Dov’è finito il buonsenso?
Non fraintendete: non è buonismo il mio o, peggio, qualunquismo. È una cosa più antica e, probabilmente proprio per questo, fuori moda: si chiama buonsenso. È consapevolezza che il calcio può essere bellissimo, una specie di salutare «doping» delle emozioni, passione condivisa da vivere allo stadio, al bar o in famiglia. Ma il calcio dovrebbe restare un formidabile entertainment, nella consapevolezza che, fuori dal calcio, esistono cose più importanti, valori più alti, imprescindibili. Si può vivere di calcio, ma morirci è da sciagurati. Infliggere o subire violenza – fisica o verbale che sia – in nome del calcio è una roba ignobile e, se a questa frase state per far seguire un «ma», ritenetevi corresponsabili di questo schifo.

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