Iran: amministrazione Usa difende uccisione Soleimani

Ieri i funzionari della Casa Bianca hanno difeso l’uccisione da parte delle forze americane del generale iraniano, Qassem Soleimani, ammettendo, tuttavia, l’esistenza di potenziali errori nell’assumere che quattro ambasciate statunitensi fossero obiettivi di un imminente attacco iraniano.

“E’ sempre difficile, anche servendoci dell’eccellente intelligence a nostra disposizione, sapere esattamente quali siano gli obiettivi”, ha dichiarato il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Robert O’Brien, a Fox News Sunday, aggiungendo che “sappiamo dell’esistenza di minacce alle strutture americane, che siano basi o ambasciate, ma è sempre difficile fino a quando non si verifica l’attacco.”

La decisione dell’amministrazione del 3 gennaio di uccidere Soleimani, il principale leader militare del Paese, è stata condannata dall’Iran e ha provocato degli attacchi missilistici da parte della Repubblica islamica contro obiettivi statunitensi in Iraq. L’omicidio ha, inoltre, preceduto l’abbattimento accidentale del regime iraniano di un aereo di linea ucraino a Teheran la scorsa settimana.

I democratici e alcuni repubblicani hanno criticato l’amministrazione statunitense per aver ingigantito la giustificazione dell’omicidio, affermando che il presidente ha ampliato l’imminenza e la portata dei previsti attacchi iraniani. Venerdì il presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato in un’intervista a Fox News che Teheran avrebbe potuto prendere colpire quattro ambasciate statunitensi in Medio Oriente.

“Posso rivelare che probabilmente sarebbero state quattro ambasciate”, ha detto Trump, senza offrire spiegazioni, dettagli o prove. Ieri il segretario alla Difesa, Mark Esper, ha dichiarato di non aver visto prove specifiche che gli iraniani stessero pianificando di attaccare quattro ambasciate.

“Il presidente non ha citato una prova specifica ma è ciò che credeva sarebbe successo”, ha detto Esper su Face the Nation di CBS. “Quello che sto dicendo è che ho condiviso l’opinione del presidente che probabilmente”, ha spiegato il segretario statunitense.

Più tardi, a Cnn, Esper ha rivelato che l’intelligence indicava che l’Iran stesse programmando un attacco più ampio e imminente contro più siti statunitensi nella regione mediorientale, tra cui l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. “Eliminare il generale iraniano, un legittimo obiettivo militare, dal campo di battaglia è stata la cosa giusta da fare”, ha aggiunto.

Gli analisti sostengono che l’inquilino della Casa Bianca abbia esagerato le prove che giustificherebbero l’uccisione mirata del leader militare iraniano, citando anche altri membri dell’amministrazione che sembrerebbero in imbarazzo rispetto all’affermazione di un attacco imminente contro le quattro ambasciate.

“Chiunque può ipotizzare che le ambasciate statunitensi siano obiettivi interessanti, ma si tratta solo di speculazioni”, ha dichiarato Christopher Preble, vicepresidente del Cato Institute per gli studi di politica estera e di difesa, sottolineando che “siamo lontani da prove credibili circa un pericolo imminente”.

Il rappresentante democratico della California, presidente della Commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti, Adam Schiff, ha contestato le affermazioni dell’amministrazione sui presunti complotti contro gli Stati Uniti.

“La qualità e la specificità dei dati d’intelligence a nostra disposizione non raggiungono la soglia necessaria per decidere di procedere all’uccisione mirata di un alto funzionario iraniano”, ha affermato Schiff, che è tra i membri del cosiddetto “gruppo degli otto” del Congresso che ricevono il briefing più dettagliato sull’intelligence.

fux