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Iran: nuova presidenza allontana intesa su accordo nucleare



Per la prima volta da anni tutti i rami del potere in Iran cadranno sotto il controllo di esponenti della linea dura con il giuramento come presidente di Ebrahim Raisi, protegee del leader supremo iraniano. Questo aumenterà probabilmente le difficoltà nei rapporti tra la Repubblica islamica e l’Occidente.

Il presidente eletto Raisi, 60 anni, ha studiato da giovane in uno dei seminari islamici della Guida Suprema, Ali Khamenei, e ha anche fatto parte di un panel che ha ordinato l’esecuzione di migliaia di prigionieri politici. In seguito, ha scalato i ranghi arrivando a guidare la magistratura iraniana.

Il suo insediamento oggi, dopo un’elezione in cui la maggior parte dei suoi rivali è stata squalificata, è destinata a consolidare il potere tra i lealisti della linea dura di Khamenei proprio mentre l’Iran e l’Occidente stanno tentando di rilanciare l’accordo che limita le capacità nucleari di Teheran.

Si prevede che sarà un cambiamento significativo rispetto agli ultimi tre decenni. I recenti presidenti iraniani, indipendentemente dalla loro inclinazione politica, hanno spesso definito le proprie priorità politiche, sebbene il leader supremo avesse sempre l’ultima parola su questioni vitali dello Stato, come il programma nucleare.

Gli analisti dicono che Khamenei, 82 anni, sembra invece essere concentrato sulla riduzione delle lotte interne e sulla conservazione di quelli che vede come i principi della rivoluzione islamica del 1979 mentre invecchia e l’economia iraniana colpita dalle sanzioni è sottoposta a crescenti pressioni.

“Khamenei sta scommettendo”, ha detto Sanam Vakil, vice capo del programma per il Medio Oriente presso il think tank Chatham House, aggiungendo che “per 30 anni è stato un equilibratore. Ora ha solo bisogno di fare le cose”.

La lista delle cose da fare è lunga, sormontata dalla necessità di rielaborare l’accordo sul nucleare. Firmato per la prima volta nel 2015, l’accordo prevede la riduzione delle sanzioni contro Teheran in cambio di limiti alla portata del programma nucleare iraniano, che il Paese dice sia incentrato sullo sviluppo dell’energia nucleare. L’amministrazione Trump si è ritirata dall’accordo nel 2018, reimponendo le sanzioni. Incapace di vendere petrolio, l’economia iraniana si è contratta del 6% nel 2018 e del 6,7% nel 2019, prima di riprendersi leggermente per registrare un modesto tasso di crescita dell’1,6% lo scorso anno. Da quando sono state reintrodotte le sanzioni, il valore della valuta iraniana è sceso dell’80% rispetto al dollaro.

Allo stesso tempo, l’Iran ha intrapreso una propria campagna di massima pressione, avvicinandosi più che mai alla produzione dell’uranio usato per le armi nucleari e assumendo una posizione militare più aggressiva in tutto il Medio Oriente. Gli Stati Uniti e altri Paesi accusano il Paese di aver attaccato alcune navi nel Golfo Persico, mentre il sostegno dell’Iran alle milizie pro-Teheran in Iraq, Libano e Yemen lo ha portato a un conflitto più acuto con l’Arabia Saudita e Israele.

I tentativi dei diplomatici americani e iraniani di trovare un modo per riportare gli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare dopo che il presidente Usa, Joe Biden, è entrato alla Casa Bianca, tuttavia, si sono bloccati. Khamenei e Raisi sostengono lo sforzo per rimetterli in carreggiata ma i colloqui a Vienna, iniziati ad aprile, sono in stallo dopo sei tornate di negoziati, ostacolati in parte dalla transizione del potere a Teheran e dalle spaccature con Washington sulle sanzioni da revocare e su come garantire che l’Iran rispetti l’accordo.

Khamenei ha recentemente accusato il Governo uscente di aver dato troppa importanza alla diplomazia, dicendo la scorsa settimana che “fidarsi dell’Occidente non funzionerà perché non ci aiuterà e ci colpiranno ogni volta che potranno”.

Con Raisi che funge da intermediario per Khamenei i colloqui con l’Iran potrebbero probabilmente rivelarsi più complicati per l’Occidente di quanto non lo siano stati con il suo predecessore, Hassan Rouhani. Se verrà assicurato un accordo con gli Stati Uniti e l’Occidente, sarà probabilmente limitato e punteggiato da periodi di scontro prolungati, affermano gli analisti. Una prima indicazione è se Raisi nominerà un altro estremista come suo ministro degli Esteri.

“L’elezione di Raisi è davvero un segnale del fatto che l’Iran è meno interessato a impegnarsi in modo significativo con l’Occidente in futuro”, ha affermato Mahsa Rouhi, ricercatrice presso l’Istituto per gli studi strategici nazionali presso la National Defense University con esperienza nella strategia di sicurezza iraniana.

Ci sono anche differenze tra i Governi occidentali su come avvicinarsi all’Iran, in particolare dopo l’attacco di droni dello scorso fine settimana contro una nave mercantile per cui è stato accusato l’Iran e in cui sono morti due cittadini europei. L’Unione europea ha inviato uno dei suoi alti funzionari, Enrique Mora, che ha coordinato i negoziati sul nucleare a Vienna, a Teheran per l’insediamento di Raisi, provocando attriti con altre potenze europee che sconsigliavano tale mossa, hanno detto due alti diplomatici. I funzionari statunitensi sono stati informati in anticipo del viaggio di Mora. Gli Usa non hanno relazioni diplomatiche con l’Iran.

Khamenei è diventato leader supremo quando il leader rivoluzionario Ruhollah Khomeini è morto nel 1989. Mancando del carisma del suo predecessore, Khamenei ha consolidato il suo potere mettendo centinaia di funzionari a lui fedeli nelle forze armate, nelle università, nei ministeri del Governo e nelle istituzioni religiose con l’incarico di riferire al suo ufficio.

Raisi, che è della stessa città come di Khamenei, Mashhad, era uno dei suoi funzionari chiave e ha supervisionato le finanze di uno dei più grandi enti di beneficenza e conglomerati degli affari del Paese, contribuendo a rafforzare la presa al potere di Khamenei prima di passare alla guida della magistratura del Paese con il sostegno del leader supremo.

Raisi ha però un mandato debole e deve affrontare un crescente dissenso in patria. Ha vinto le elezioni di giugno con un’affluenza del 43% dopo che milioni di iraniani hanno boicottato il voto per protestare contro la squalifica di tutti i suoi possibili sfidanti. Nel 2017 Rouhani è stato eletto con un’affluenza alle urne del 73%.

Il peggioramento dell’economia e la cattiva governance hanno già scatenato sacche di protesta e c’è una diffusa disillusione sulla gestione da parte di Teheran dell’epidemia di Covid-19 in Iran, la peggiore finora in Medio Oriente per numero di casi in percentuale alla popolazione.

cos

(END) Dow Jones Newswires

August 05, 2021 04:44 ET (08:44 GMT)

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President-elect Raisi, 60, studied as a young man at one of the Islamic seminaries of the Supreme Leader, Ali Khamenei, and was also part of a panel that ordered the execution of thousands of political prisoners. Later, he climbed the ranks to lead the Iranian judiciary.

His inauguration today,