La «bomba» Pell in Vaticano dopo il summit

La condanna del cardinale George Pell per abusi sessuali su minori è una bomba a orologeria scoppiata in un momento delicato del pontificato. Una sentenza di colpevolezza del porporato – ormai da oltre un anno mezzo tornato in Australia per difendersi e “sospeso” da ogni incarico – era data per molto probabile dentro le stanze pontificie, ma arriva a due giorni dalla fine del summit sulla pedofilia, dove è stata ribadita dal Papa in ogni modo la fermezza assoluta verso i colpevoli. E Pell lo è, anche se lui si dichiara innocente e ci sarà in Australia un processo di appello.

Ma al momento la linea di Santa Marta è anche di rispetto per quanto emergerà dal ricorso: «Attendiamo ora l’esito del processo d’appello, ricordando che il Cardinale Pell ha ribadito la sua innocenza e ha il diritto di difendersi fino all’ultimo grado» è la linea della Santa Sede letta dal direttore ad interim della Sala Stampa Alessandro Gisotti. La notizia «è dolorosa» e il Vaticano ribadisce «il massimo rispetto per le autorità giudiziarie australiane».

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