«La Cina non manipola più la valuta». È la distensione Usa in vista dell’intesa sui dazi


Alla vigilia della probabile firma, domani 15 gennaio, della Fase One dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, il dipartimento del Tesoro americano ha dato un chiaro segnale di distensione: non accuserà più il governo di Pechino di manipolare la propria valuta, decisione che era stata presa da Donald Trump la scorsa estate e che non aveva fatto che acuire la tensione con i cinesi.

Nei cinque mesi da quella decisione, si è passati dallo scontro frontale alla ripresa dei negoziati sempre più costruittivi a ottobre, che hanno portato alla definizione di un percorso di de-escalation, per mutuare il linguaggio diplomatico-militare, che dovrebbe portare alla firma della Fase 1 dell’accordo commerciale dopo mesi di guerra a colpi di dazi che non hanno sortito l’effetto sperato dal presidente americano ora alleprese con la rielezione.

Se come sembra, sarà firmata questa Fase One, i dazi su marchi come Nike e Apple non partiranno mai. Ma è soprattutto la disponibilità cinese ad acquistare più prodotti agricoli a interessare il Trump in campagna elettorale: è quello degli agricoltori nei campi di grano dell’Iowa il suo bacino elettorale