Latte sardo di pecora, ecco i perché del crollo dei prezzi

Numeri alla mano, ecco i perchè della protesta dei pastori sardi per la bassa remunerazione alla stalla del latte di pecora sardo, che viene utilizzato per la produzione del pecorino romano. La protesta dei pastori che chiedono una giusta remunerazione del prezzo del latte pagato alla stalla è sbarcata a Roma dopo che da mercoledì scorso la mobilitazione ha coinvolto tutta la Sardegna. Con latte gettato in strada per protesta dall’Oristanese alla Gallura, dal Sulcis al Campidano. Attualmente i proprietari dei caseifici di pecorino romano pagano 60 centesimi al litro il latte di pecora, mentre gli allevatori dicono che servirebbe almeno un euro al litro. Da una parte gli industriali parlano di crisi del mercato del pecorino romano e di eccedenze nei magazzini, dall’altra gli allevatori presentano i conti in rosso delle loro attività: perdono 14 centesimi per ogni litro di latte venduto. «Nonostante sia un settore sostenuto da premi – spiega Raffaele Borriello, direttore generale Ismea – i margini delle aziende produttrici in Sardegna sono negativi perché il prezzo di vendita del latte agli industriali è troppo basso».

Il governo studia interventi
Intanto il governo sta studiando interventi di sostegno ai pastori per le perdite economiche, legate alla mancata produzione e ai bassi prezzi, e ha sospeso le attività del Consorzio di tutela del pecorino romano dop, finalizzata all’approvazione di un nuovo piano di produzione.

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