Le nomine pesanti delle donne e le decisioni del Tesoro nel 2020


Un anno non memorabile, ma che si è salvato sul finale. Potrebbe essere riassunto così il 2019 in Italia per le donne. La prima metà è stata sicuramente in salita fra proposte di legge contestate e nomine ai vertici mancate. Il colpo di coda, però, ha rimesso in leggero equilibrio dodici mesi che rischiavano di far scivolare ulteriormente l’Italia nella classifica Global Gender Gap del World Economic Forum. Ulteriormente perché già nell’ultima edizione pubblicata questo dicembre siamo scesi dal 70esimo al 76esimo posto.

Nel novero delle azioni da segnalare in positivo rientrano gli emendamenti alla Manovra che in due fasi, prima alla Camera e poi al Senato, hanno prorogato di tre mandati le quote di genere previsti dalla legge Golfo-Mosca e elevato la quota da un terzo a due quinti (40%). Una norma che ha già portato l’Italia in questi anni ad avere una presenza femminile nei cda delle quotate al 36,4%, fra le più alte al mondo. Su un altro fronte, la legge di Bilancio ha portato a una svolta per le atlete italiane con l’approvazione di un emendamento che agevola , grazie all’esonero contributivo per tre anni per le società sportive con lo stanziamento di 11 milioni.

Se con la Manovra si era avuta l’impressione di una maggiore attenzione a certi temi, si è avuta la certezza che stia spirando una nuova aria con la raffica di nomine di dicembre. A guidare il cambiamento sono certamente le designazioni ai vertici dell’ordinamento giudiziario, a partire dalla nomina della costituzionalista, giurista e accademica Marta Cartabia a presidente della Corte Costituzionale. La sua prima dichiarazione ha fatto il giro del web: «In Italia età e sesso ancora contano, ma è stato rotto un soffitto di cristallo e spero di fare da apripista». Di lì a poco un uno due importante del Consiglio Superiore della Magistratura: Anna Maria Loreto a capo della Procura di Torino ed Elisabetta Garzo alla presidenza del Tribunale di Napoli. Nell’agosto scorso, poi, era arrivata la decisione di scegliere Gabriella Palmieri Sandulli per guidare l’Avvocatura Generale dello Stato. La prima donna in questo ruolo dalla fondazione dell’Iistituto nel 1933.

Sono proprio le nomine di quest’anno a disegnare una rosa di donne che potranno fare la differenza nel 2020. Restando alle istituzioni, di rilievo certamente la nomina di Alessandra Perrazzelli a vice direttrice di Banca d’Italia dopo 32 anni di carriera, di cui molti proprio nel sistema bancario da ultimo come country manager di Barclays Italia. Un ritorno, frutto del lavoro fatto negli anni, è stato invece quello di Linda Laura Sabbadini a direttrice centrale dell’Istat. A lei si riconosce il merito di aver fortemente ssviluppato in Italia le statistiche sociali e di genere, dando visibilità ai soggetti sociali più deboli: anziani, bambini, homeless, disabili.

Non mancano novità anche nel mondo accademico, della ricerca e dell’informazione. La Scuola Superiore Sant’Anna sceglie la seconda rettrice della sua storia con la nomina di Sabina Nuti, mentre al Cern di Ginevra decidono di confermare Fabiola Gianotti, nonostante finora non fosse previsto un doppio mandato neanche dallo statuto. A Firenze, invece, sulla sedia del direttore de La Nazione si siede per la prima volta in 160 anni di storia una donna, Agnese Pini a soli 34 anni. Qualcosa poi si muove anche nel Terzo Settore, dove le donne dipendenti sono il doppio rispetto agli uomini ma la rappresentanza ai vertici resta esigua. Save the children ha scelto, infatti, di affidare la direzione generale a Daniela Fatarella che inizierà il suo mandato (il primo di una donna per l’associazione in Italia) il primo gennaio.

Economia e finanza, invece, latitano. Nel 2019 c’è da segnalare la scelta di Lucia Morselli a presidente e amministratrice generale di ArcelorMittal Italia, con l’onere di gestire una delle crisi aziendali più complesse in Italia, quella dell’ex-Ilva. Nel settore bancario Michaela Castelli, presidente di Acea e di Sea, è stata scelta per la presidenza di Nexi, la più grande quotazione di Borsa Italiana del 2019, mentre ad Anna Fasano è stata affidata la presidenza di Banca Etica. Francesca Bria, poi, è stata scelta come presidente del Fondo Nazionale Innovazione, per il quale c’è molta attesa.

In politica sicuramente ha fatto notizia la scelta di Luciana Lomargese per il ministero degli Interni. Non tanto perché donna, prima di lei Rosa Russo Iervolino e Annamaria Cancellieri avevano ricoperto l’incarico. Quanto, invece, per il profilo professionale, un ex prefetto, e personale, di poca presenza sulla stampa e sul web. Chi invece, pur con un decastero non così pesante, ha proposto un nuovo modello di donna al potere è la ministra delle Politiche agricole alimentari forestali e del turismo Teresa Bellanova, i cui tweet, in cui ironizzava sui look sfoggiati durante il giuramento al Quirinale e la mise del giorno dopo, hanno guadagnato il secondo posto di più condivisi su Twitter. Restando alla politica, poi, c’è stata la nomina della senatrice Pd, Valeria Valente, alla presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, un problema che richiede ormai soluzioni strutturali e non di emergenza.

Non ha bisogno di nomine per essere ricordata fra le donne che hanno segnato una svolta nel 2019 la senatrice a vita Liliana Segre. Su sua proposta il senato ha votata la costituzione della Commissione monocamerale di controllo per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all’odio e la senatrice si è dichiarata, a 89 anni, pronta a guidarla. Un esempio che va ben oltre l tempo che stiamo vivendo.

Nuovi banchi di prova, però, aspettano il Paese nel 2020. Il vero punto su cui si concentrerà l’attenzione è certamente quello delle nomine ai vertici delle controllate pubbliche: se si contano solo le quotate di maggiori dimensioni andranno al rinnovo il prossimo anno gli organi societari di Enel, Eni, Leonardo, Terna, Enav e Poste Italiane. Questi sei gruppi valgono da soli per il 30% della capitalizzazione del Ftse/Mib di Borsa italiana. Cinque le donne in questo momento ai vertici di queste imprese: le presidenti Patrizia Grieco (Enel), Emma Marcegaglia (Eni), Catia Bastioli (Terna), Bianca Farina (Poste Italiane) e l’amministratrice delegata di Enav, Roberta Neri. La presenza femminile nei board è garantita dalla legge Golfo-Mosca, come abbiamo detto all’inizio, ma le posizioni apicali no. L’augurio, per il prossimo anno, quindi, è quello che manager e professioniste possano essere candidate a guidare grandi gruppi strategici per il Paese. Per merito e non per quote.