L’Italia come l’Estonia: M5S sogna il voto elettronico alle prossime politiche

«L’obiettivo è di lavorare per introdurre il voto elettronico alle prossime politiche, cambiando il sistema di voto degli italiani all’estero, come prevede il contratto di governo». Giuseppe Brescia, presidente pentastellato della commissione Affari costituzionali della Camera, è reduce da un viaggio in Estonia con altri tre parlamentari M5S (Valentina Corneli, Francesco Forciniti, Mirella Liuzzi): là, a inizio marzo, la delegazione ha assistito alle procedure di conteggio e di scrutinio dei circa 250mila voti elettronici arrivati in occasione delle elezioni (su un totale di circa un milione di votanti). Brescia ha promosso stamattina a Montecitorio l’iniziativa “E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica”, pensato come il primo di una serie di appuntamenti per avviare un dibattito sul tema.

Che l’Estonia sia da sempre un modello per i Cinque Stelle non è un mistero. Davide Casaleggio la cita in quasi tutte le occasioni pubbliche. La piccola Repubblica baltica ha aperto al voto elettronico sin dal 2005, nell’ambito di un sistema basato non sulla blockchain ma sulle carte di identità elettroniche possedute da tutti i cittadini, che includono anche patente e tessera sanitaria. La scelta per l’e-voto è andata aumentando di elezione in elezione. Quella dei giorni scorsi è la decima. Secondo uno studio dell’Università di Tallin citata dal M5S, un voto elettronico costerebbe da 2,17 a 2,26 euro mentre il voto cartaceo anticipato (early vote) potrebbe costare fino a 17 euro.

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