Mafia, il sacrificio di Falcone messo in scena dalla Compagnia dei Ragazzi

Un padre e un figlio, Palermo, la grande lezione di Falcone. E là fuori sempre lo stesso nemico da combattere, oggi come ieri, per un domani migliore: un nemico che si chiama mafia. Ruota attorno a tutto questo lo spettacolo Per questo mi chiamo Giovanni che la Compagnia dei Ragazzi porterà in scena al Piccolo Eliseo di Roma martedì 19 febbraio, una rappresentazione di teatro sociale, si sarebbe detto una volta, ispirata all’omonimo libro di Luigi Garlando (Rizzoli editore, 2004) che ripercorre la vita e l’opera del magistrato Giovanni Falcone, ucciso da Cosa Nostra nel 1992.

È il dialogo tra un bambino di dieci anni, Giovanni, che a scuola entra in contatto con la mentalità e la cultura mafiosa, e suo padre che, per mettere in guardia il figlio, decide di spiegargli perché ha scelto di chiamarlo proprio Giovanni. Anche il padre aveva subìto la vessazione e i ricatti della mafia ma, un giorno, decise di ribellarsi proprio in occasione della morte del magistrato avvenuta lo stesso giorno in cui viene alla luce il figlio a cui decide di dare nome Giovanni. Nell’adattamento teatrale a cura di Mario Di Marco che dirige la piece insieme con Ivan D’Angelo, i due protagonisti (Giovanni e il papà) passeggiano per Palermo dove incontrano dei personaggi che aiutano il padre a raccontare al figlio la storia di Falcone. Un’altra importante ribalta per la compagnia teatrale nata nel 2017 come laboratorio teatrale di una scuola media romana che, nel frattempo, si è guadagnato il patrocinio della Società Dante Alighieri e della Fondazione Falcone.

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