Meno navi, più aerei: i nuovi piani operativi dell’Ue sui migranti

Più occhi e più radar su sbarchi e migranti in acqua. Con il rafforzamento della componente aerea delle unità in forza alle operazioni dell’Unione europea. È accaduto ieri per Sophia: al termine di una lunga riunione del Cops, il comitato politico e di sicurezza dell’Unione, dopo una serie di discussioni tra gli stati membri, è passata la cosiddetta “soluzione asciutta”. L’operazione EunavForMed, alias Sophia, va avanti per altri sei mesi, un’estensione tecnica dell’attuale mandato giù scaduto alla fine del 2018 e prorogato una prima volta per tre mesi. “Asciutta” perché vengono ritirate, infatti, le unità navali finora impegnate. Scaduti i sei mesi di proroga sarà la nuova Commissione europea a decidere il prosieguo.

Il dibattito sotto traccia a Roma
Fino a ieri pomeriggio c’è stato un via vai continuo di telefonate tra i ministeri degli Esteri, guidato da Enzo Moavero, dell’Interno (Matteo Salvini), della Difesa (Elisabetta Trenta) e gli uffici del presidente del Consiglio Giuseppe Conte con Bruxelles: fino al primo pomeriggio, a ridosso della riunione del Cops, non era stato chiarito tra tecnici e politici del governo quale fosse la posizione italiana. La minaccia della chiusura di Sophia, già paventata da mesi, era legata all’indisponibilità di Roma a protrarre la regola di sbarcare i migranti soccorsi solo in Italia. La controproposta, una rotazione degli approdi tra gli stati, non poteva avere seguito. Alla fine passa dunque la “soluzione asciutta”: azzera con il gradimento di Salvini ogni possibilità di diventare, con le navi in mare, “pull factor” cioè fattore di attrazione per migranti e trafficanti. Lascia comunque il carattere militare operativo alla missione, con l’apprezzamento della Trenta. Resta al comando dell’operazione, tranne sorprese impreviste, la giuda italiana con l’ammiraglio Enrico Credendino.

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