Milano hub della moda uomo e vetrina dell’artigianalità 4.0

Come sanno i campioni di staffetta, la parte più delicata di una gara è il passaggio di testimone. Un momento di rottura e di coesione allo stesso tempo: l’attenzione si sposta da un atleta a un altro, ma la vittoria finale arriva solo se c’è stato lavoro di squadra. Ci pare una bella metafora per descrivere l’inizio della fashion week maschile di Milano, iniziata ieri con la sfilata Zegna (si veda l’articolo in pagina) e che si concluderà martedì 14 con Gucci. Un inizio che si sovrappone all’ultima giornata del Pitti di Firenze, evento con un format diverso da quello milanese, fatto di sfilate e presentazioni in showroom, ma che si rivolge allo stesso pubblico di buyer e operatori .

Non a caso si parla di settimana italiana della moda maschile organizzata sull’asse Firenze-Milano, vetrina di un comparto con un fatturato 2019 di quasi 10 miliardi (+4% sul 2018) e un export che sfiora il 70 per cento. La metafora della staffetta è adatta anche alla trasformazione in atto nelle professioni della moda: l’Italia è leader nel medio e alto di gamma (uomo, donna e bambino) perché ha una filiera intatta composta soprattutto da aziende che hanno conservato il know how artigianale, inserendolo in processi e modelli produttivi adatti a competere a livello globale.

Come è emerso dall’indagine presentata a Pitti da Sistema moda Italia, nei prossimi cinque anni il sistema avrà bisogno di 48mila figure tecniche: con un pizzico di poesia, potremmo definirli «artigiani 4.0». Sarti, tagliatori , modellisti e cappellai, tessitori e maglieristi, biancheristi e ricamatori, tappezzieri e materassai: professioni artigianali della moda sempre più richieste e in cui la Lombardia vale un nuovo posto italiano su nove, secondo un’elaborazione della Camera di commercio sui dati di Excelsior.

Molto ricercati anche i vetrinisti (310 quelli che lavorano a Milano, su 640 in Italia, pari al 48,4%): mai dimenticare – lo diciamo in particolare ai giovani che sognano di lavorare nel mondo della moda – che Giorgio Armani e Ralph Lauren, coetaneo dello stilsita italiano e altrettanto iconico negli Stati Uniti, hanno entrambi iniziato proprio come vetrinisti.

«Il saper fare artigiano diventa sempre più protagonista anche in queste giornate dedicate alla moda – sottolinea Vincenzo Mamoli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, pensando anche ai giovani –. Creatività, tradizione, design, ricerca e sostenibilità sono le parole d’ordine per continuare a crescere sul mercato interno ed estero».

Le settimane della moda (in febbraio ci sarà quella dedicata alla donna) hanno alimentato il circolo virtuoso in cui è entrata Milano con Expo 2015 e ora svettano nel panorama globale: Londra e New York hanno perso quasi totalmente visibilità e attrattività, mentre Parigi – sia detto senza alcuna soddisfazione – soffrirà quest’anno per gli interminabili scioperi come aveva sofferto nel 2019 per le proteste dei gilet gialli.

«Questi giorni dedicati alla moda e alla sartoria maschile, oltre a essere un’importante occasione di business per le imprese, rappresentano un’opportunità per farci entrare in un’atmosfera ancora più internazionale», aggiunge dalla Camera di commercio Marco Accornero.