Nel decreto Brexit anche le tutele per i correntisti in banche inglesi. Il testo

C’è anche l’ombrello della garanzia per i correntisti di banche inglesi con succursali in Italia nel decreto Brexit atteso al consiglio dei ministri di domani.
Il decreto, in 22 articoli divisi in cinque Capi, serve a evitare le ricadute della Brexit senza accordo che continua ad aleggiare intorno al caos di Westminster. Per ricreare in via unilaterale lo scenario dell’uscita “morbida” del Regno Unito dalla Ue, il provvedimento prevede un periodo transitorio di 18 mesi, che partono dalla «data di recesso» di un’eventuale uscita brusca del Regno Unito dall’Unione europea.

La data chiave è il 29 marzo, e se si farà strada l’opzione del mini-rinvio a giugno la soluzione ponte si estenderebbe fino al dicembre 2020, data di uscita del Regno Unito che era prevista nel deal.
Il decreto permette di far proseguire l’attività italiana degli operatori finanziari inglesi, e quella britannica degli operatori italiani, alle condizioni attuali. Sul ponte saliranno banche, assicurazioni e fondi pensione. E le banche inglesi che operano in Italia potranno appunto aderire (entro tre mesi dall’uscita di Uk dall’Unione) al sistema italiano di tutela dei depositi. Il tutto andrà comunicato ai correntisti, entro 40 giorni dall’entrata in vigore del decreto.

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