Nelle «cliniche legali» gli studenti di diritto imparano l’arte della difesa

L’appuntamento è fissato al carcere romano di Regina Coeli. Qui, per un giorno alla settimana, un gruppo di studenti dell’Università Roma 3 si reca allo sportello «Diritti in carcere». L’obiettivo? Offrire informazioni ai detenuti su questioni legate alla salute, ai colloqui con i familiari o ai trasferimenti. Tra loro, nell’anno accademico 2015/2016 c’era anche Giovanni Piccoli, oggi praticante avvocato. «Un’esperienza davvero formativa – dice – che ci ha permesso di calarci nella realtà carceraria applicando la teoria studiata a casi pratici».

Come funzionano
L’università non è solo lezioni frontali e studio forsennato. Anche durante il percorso accademico è possibile applicare il diritto sul campo. Come? Iscrivendosi a una clinica legale, un corso a frequenza obbligatoria riservato a un gruppo di studenti di giurisprudenza (in genere una trentina) a partire dal terzo o dal quarto anno a seconda dei casi. Affiancati da docenti e da avvocati esperti, si assistono gratuitamente clienti reali in condizioni di svantaggio: minori, carcerati, migranti, consumatori e risparmiatori traditi. Con attività di consulenza legale, fino a un contributo nell’istruzione del ricorso. Al termine del percorso, dopo una valutazione finale sul lavoro svolto, vengono riconosciuti crediti formativi.

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